L’ultima occasione

L’ultima occasione

Stefano Sanna, detto “il Lisca” a causa di un piccolo difetto di pronuncia, parte in macchina da Lagovaro, paesino in provincia di Viterbo, per partecipare ad un rave party nella Capitale. La festa si terrà in un’enorme villa sulla Cassia, a qualche chilometro da Roma. Con lui ci sono i suoi amici, tutti più piccoli di lui ‒ Stefano ha ventotto anni, anche se non li dimostra affatto – e qualcuno addirittura minorenne. C’è Sergio, che è il suo migliore amico, e c’è anche Simona, una moretta robusta e dal seno generoso con la quale il Lisca ha deciso di tentare un approccio proprio quella sera. Ammesso di trovare il coraggio, vista la sua proverbiale timidezza, che per molto tempo non gli ha permesso di uscire dall’isolamento: Stefano è emigrato dalla Sardegna verso il Lazio, e trasferitosi in provincia di Viterbo ha cominciato a lavorare nella piccola fabbrica di mobili di proprietà di suo cugino Antonio. Per i primi cinque anni ci sono stati solo tanto lavoro e nessuna vita di relazione – tranne qualche partita a calcetto coi colleghi ‒ e il Lisca è vissuto confinato nei cinquanta metri quadri del suo appartamento. Ma è proprio sul campo da calcio che ha conosciuto Sergio, che lo ha poi introdotto – dopo l'iniziale diffidenza degli altri ragazzi ‒ nella sua comitiva; in fondo il Lisca è un bonaccione. Tranquillo, disponibile, ingenuo. Un po’ anonimo. Nessuno penserebbe mai che quella sera salterà fuori un lato del suo carattere diverso dal solito, un lato aggressivo forse a lungo represso. Nel mentre in Sardegna, terra di origine del Lisca, Alessandro Gordiani si gode il suo orticello in quel di Fortedoria, nel sassarese. Non è proprio un agricoltore provetto, zucchine e pomodori lasciano a desiderare, ma un po’ di tranquillità è quello che gli ci vuole per riordinare un po’ le idee. È un giovane avvocato penalista, un bravo legale stufo di accumulare stress in giro per i corridoi affollati e disorganizzati dei tribunali romani. I clienti che scarseggiano, l’ansia e l’insonnia cronica. Per questo Alessandro ha lasciato Roma, sua madre (che non si capacita ancora che il figlio abbia gettato la carriera per un momento di follia) e la sua fidanzata Carla per trasferirsi sull’isola, in una piccola casa in affitto vicino al mare procuratagli da Luciana, la sua anziana tata che con lui ha un rapporto quasi materno. Luciana è contenta di avere vicino Alessandro, ma condivide in pieno l’opinione della madre del ragazzo: un uomo così brillante non dovrebbe sprecare il suo talento dietro ad un orto. E l’occasione per metterlo in crisi e farlo riflettere seriamente sul suo futuro arriva d’improvviso: Luciana e suo marito propongono ad Alessandro di assumere le difese di Stefano, figlio di un loro caro amico, Salvatore Sanna. Il giovane pare abbia accoltellato al cuore un amico durante una rissa. È stato uno sbaglio, non voleva colpirlo. Non sa cosa gli è preso. Ma il ragazzo è morto. Salvatore Sanna è disperato, non conosce nessun avvocato di cui si può fidare. Di Alessandro però si fida, perché Luciana e suo marito gli hanno detto che può farlo senza riserve. I soldi non sono un problema, pagherà qualunque cifra per tirare suo figlio fuori da questo impiccio. Alessandro è ad un bivio: rifiutare cortesemente o accogliere l’accorato appello di questo padre ributtandosi nella mischia?

Michele Navarra, romano classe 1968, esordisce come scrittore nel 2007 proprio con L'ultima occasione, libro che ha subito avuto un gran successo di pubblico, ottenendo ben nove ristampe in meno di due anni. Protagonista del romanzo – e successivamente degli altri quattro scritti da Navarra – è Alessandro Gordiani, giovane e brillante avvocato penalista: ipercritico, preciso, incorruttibile, indeciso a volte e forse anche un tantino immaturo nelle relazioni amorose (lo vediamo infatti alle prese con due donne affascinanti che se lo contendono) ama il suo lavoro ma ha una grossa paura di deludere le aspettative riposte in lui dai suoi assistiti. Una paura lecita che l’autore conosce bene e può descrivere al meglio, dato che lui stesso da più di vent’anni esercita la medesima professione: tuttavia, Navarra non definirebbe Gordiani come un suo alter ego, bensì come una sua proiezione, ammettendo che il suo personaggio è senza dubbio un avvocato migliore di lui, esattamente ciò che lui vorrebbe essere. Sopratutto, attraverso il suo “avvocato di carta”, come lui lo definisce, l’autore può lasciare da parte la diplomazia e parlare a cuore aperto del mondo a cui appartiene, e con il quale è costretto a misurarsi ogni giorno tra mille difficoltà. Su e giù per i corridoi dei tribunali romani, seguiamo Gordiani preparare le fasi del processo che lo vede protagonista tra code, lungaggini e cavillosa burocrazia; una sorta di denuncia nei confronti di un sistema giudiziario ingessato e macchinoso nel quale, alla fine dei giochi, applicare la legge non corrisponde quasi mai al fare giustizia, e l’euforia per un’eventuale vittoria – in un avvocato onesto e scrupoloso come Gordiani – può durare appena una frazione di secondo; un concetto questo, che sembra ricorrere in tutti i libri dell’autore. Descritta molto bene anche Roma, città complicata e dalle innumerevoli sfaccettature, con la serenità di alcuni dei suoi scorci più belli contrapposta alla confusione del centro, al traffico congestionato all’interno del quale vediamo Gordiani barcamenarsi in sella al suo scooter. Scrittura chiara e ritmo incalzante, personaggi numerosi e tutti ben caratterizzati, fasi processuali descritte in modo minuzioso ma senza mai incorrere in pedanti toni manualistici: Navarra si aggiunge alla folta schiera di “scrittori togati” che alimentano con successo il filone legal nel nostro Paese ‒ del quale Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo sono i più famosi esponenti ‒ cercando di spiegare al lettore in cosa effettivamente consista la professione di avvocato penalista in Italia, senza scimmiottare i vari Grisham e Turow d’oltreoceano come, a suo parere, molti avvocati nostrani si sarebbero all’inizio limitati a fare. Quasi come se il nostro sistema giudiziario, ovviamente differente da quello americano, non potesse essere altrettanto avvincente perché considerato noioso e formale. Ma il successo del legal thriller all’italiana consiste proprio nella scrupolosa aderenza alla realtà, possibile “soltanto grazie al rigido rispetto descrittivo delle vere regole che disciplinano il mondo del diritto, in altre parole della esattezza giuridica”. Insomma: se Carofiglio con il suo avvocato barese Guido Guerrieri è stato il primo a sdoganare con successo il sistema processuale nostrano, Navarra, con il suo scanzonato e autentico Gordiani, ne sta seguendo degnamente le orme.



 

 

 

 
 
 
 

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