L’ultima volta

L’ultima volta
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Ancora pochi minuti in piedi nel vento che gli riempie di sabbia la faccia e la macchina fotografica e scatterà la foto perfetta, quella che gli frutterà un premio extra in denaro dal giornale. Mark ne è sicuro, ancora cinque minuti con l’obiettivo puntato sulle onde e una delle balene tirerà fuori la testa dall’acqua regalandogli lo scatto che cerca. Mark ne è sicuro come può esserlo uno che non abbia mai visto balene a Portobello Beach ma si ostina ad aspettare, sicuro che qualche minuto di nervosismo dei responsabili dell’impaginazione valga l’attesa di uno scatto migliore. Proprio mentre si accinge ad inviare i pochi scatti di pinne dorsali che ha messo insieme, il cellulare squilla. La maestra di suo figlio chiede come mai nessuno sia andato a prenderlo. Mark si avvia a scuola a piedi col cuore pesante e la mente piena di interrogativi: dov’è Lauren? Come ha fatto a dimenticarsi di prendere Nathan? Con l’andare delle ore padre e figlio mettono in atto la loro routine quotidiana, ma la mente di Mark è come presa da un film che sta andando in onda solo per lui, la cui tram non può condividere con nessuno. Non può parlarne con suo figlio perché sei anni sono troppo pochi per discutere di depressione post partum e del fatto che Lauren è incinta di una bambina ed è già sparita una volta, subito dopo la sua nascita per dieci lunghi giorni e che il suo ritorno ha comportato la scoperta di un trauma i cui strascichi sono stati dolorosi e hanno lasciato sul campo relazioni e persone; non può nemmeno condividere i suoi timori con sua suocera Ruth perché i loro rapporti sono irrimediabilmente rovinati dal fatto che Lauren a seguito di una terapia psicologica ha ricordato di aver subito abusi dal padre, il ci cadavere è stato trovato dopo una lunga sparizione; la detective Ferguson che raccoglie la sua denuncia sembra intenzionata a concedere a Lauren la pausa che ha voluto prendersi scomparendo; il capo e socio di sua moglie è un uomo che non ha mai sopportato e le cui dichiarazioni fanno scattare tutte le sue terminazioni nervose sull’attenti…

Lo scrittore scozzese Doug Johnstone è uno degli esponenti più talentuosi della sua generazione e quando dal giornalismo è approdato alla narrativa, ha subito riscosso l’interesse e il plauso di gente come Ian Rankin e Irvine Welsh. L’ultima volta è la storia di un’assenza e del modo in cui essa informa di sé le vite di coloro che la subiscono. Il rapporto di Mark e Nathan è il vero tesoro nascosto di questo giallo ben costruito e pieno di colpi di scena che lascia ampio spazio alle emozioni, alle relazioni più o meno complesse tra i personaggi. Doug Johnstone dimostra di aver raggiunto una grande maturità stilistica, esprimendo a pieno un talento di grande narratore che già dava segni di sé in Colpisci e scappa”. Le sfaccettature dei personaggi, i loro sensi di colpa, l’impatto che l’assenza di Lauren ha su ciascuno di loro sono elementi altrettanto avvincenti dei colpi di scena che pure non mancano. Una crime story costruita ad arte il cui unico, indiscusso protagonista è un bambino di sei anni e la sua sofferenza, la sua capacità di trovare codici di decrittazione di un mondo che gli presenta una serie di colpi in sequenza, uno più duro dell’altro. I personaggi di Doug Johnstone hanno la fastidiosa abitudine di incollartisi addosso, di non mollarti nemmeno quando hai riposto il libro e Nathan non fa eccezione, è lì a guardarti mentre leggi e mentre altri ti raccontano una di quelle storie che fanno paura con cui gli piace addormentarsi.

LEGGI L’INTERVISTA A DOUG JOHNSTONE



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