L’ultimo distretto

Kay Scarpetta sta preparando le valigie mentre fuori fa freddo ed è ormai buio. In questo momento la dottoressa avrebbe però voglia di altro: accendere il camino, bere qualcosa e preparare un buon piatto di pasta. Tagliatelle paglia e fieno, condite con peperoni e salsiccia, ecco di cosa avrebbe voglia Kay. Vorrebbe poi prendersi un anno sabbatico, recarsi in Italia e imparare l’italiano seriamente. A pensarci bene anche andare in Francia potrebbe essere molto interessante. Lo dice ad alta voce la donna: tutto pur di non tornare in Virginia. Il capo della polizia di Richmond, Pete Marino, si trova con lei in camera e pur non aiutandola in alcun modo con le valigie, troneggia nell’ambiente con fare sicuro e circospetto. Ha le sue buone ragioni Pete per essere così teso: Jean-Baptiste Chandonne ha pensato bene di fare un’incursione nella sua stanza. Kay conosce molto bene il modus operandi dell’assassino e se non fosse stata capace di difendersi a dovere, avrebbe sicuramente avuto la peggio. Lo sa bene il medico legale, avendo da pochi giorni effettuato l’autopsia sui corpi straziati delle due ultime vittime di Chandonne e avendo studiato i dossier relativi alle altre sette donne morte per mano sua a Parigi. Le malcapitate sono state selvaggiamente picchiate, morsicate sulle mani, sui seni e sui piedi e il loro sangue usato come macabro strumento di gioco. Il serial killer non usa sempre la stessa arma, ma sicuramente molto spesso usa un martelletto, lo stesso utilizzato per uccidere Diane Bryan circa due giorni prima. Mancano pochi giorni a Natale e Kay nota quanto Pete sia stanco: lo dicono i suoi occhi arrossati e l’atmosfera particolarmente pesante che regna nella stanza. Del resto, vedere la propria casa invasa da poliziotti e da tecnici non è una cosa che capita tutti i giorni. Kay proprio non sopporta che la sua abitazione venga violata in quel modo, che la sua intimità venga abusata così. Si sente esposta, si sente messa a nudo proprio come i cadaveri sul tavolo dove si svolgono le autopsie. La polizia le ha chiesto, per questioni di sicurezza, di abbandonare la casa: un’imposizione che non le sembra affatto giusta. Il lupo mannaro, così si fa chiamare Chandonne, sicuramente è trattato meglio di quanto lo sia lei: la giustizia gli garantisce un alloggio e la giusta assistenza medica, proteggendo anche la sua privacy. Marino non ha un buon odore, tutt’altro: non si lava da un po’ di ore e sembra avere lo stesso puzzo di Chandonne. Al solo pensiero, Kay ha la nausea, le gira la testa e solo un respiro lungo e profondo riesce a farla stare meglio. Proprio in quel momento, una macchina si ferma davanti a casa sua. Saranno i vicini che sbirciano, che cercano di capire cosa possa essere accaduto. Kay sente sbattere la portiera: chi sarà? Non ne può più di avere gente intorno…

Una lettura scorrevole se pur a tratti ripetitiva L’ultimo distretto, che vede protagonisti gli intrepidi Kay Scarpetta e Pete Marino. Siamo lontani da quei ritmi incalzanti a cui la Cornwell ci ha abituati, anche se a essere in pericolo è proprio il medico legale Scarpetta. Il serial killer, soprannominato lupo mannaro, ha provato ad aggredirla niente poco di meno che in casa sua e Marino essendo particolarmente preoccupato, preferisce farle abbandonare la sua residenza. Il romanzo è caratterizzato dalla figura di Kay, ma anche da quella del magistrato Jaime Berger, una donna dalla forza e dalla vitalità superiore per certi versi a quella della stessa anatomopatologa. Si innesca un meccanismo piuttosto contorto ne L’ultimo distretto, dove le vicende si snodano in un labirinto di avvenimenti in cui Kay si ritrova malamente coinvolta, tanto da essere imputata di omicidio. La facilità di lettura non maschera una certa confusione nella narrazione, motivo per cui spesso chi legge rischia di perdere il filo, ritrovandosi in un vicolo da percorrere e ripercorrere. Le vicende narrate sono spesso troppo lontane dalla realtà e da quelle peculiarità che un buon thriller deve avere. L’ultimo distretto non è certo il miglior libro della Cornwell, ma rimane comunque una lettura da non tralasciare se si ama seguire tutte le vicende di Kay Scarpetta.

 


 

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