L’ultimo giorno di sole

L’ultimo giorno di sole

Quando era piccola Linda ha inseguito il sole. Ne ricorda la luce, il calore, l’ansia di raggiungerlo, come se la sua vita dipendesse proprio da quello. Ed era così, anche se non se ne rendeva conto, perché in quell’istante stava per fare il suo ingresso nel mondo. Stava nascendo. Ora Linda Pizzini è una donna, ha una laurea in Scienze della comunicazione e un matrimonio fallito alle spalle, e nella sua mente riecheggia una domanda, che tutti gli uomini almeno una volta si sono posti: quale sarà la mia vita? Soprattutto adesso che il mondo sta cambiando per sempre, sembra esserci una risposta definitiva. Quale sarà la mia vita? Nessuna. Tutto è cominciato quando un astronomo tedesco, Oskar Waldheimer, ha annunciato che secondo i suoi calcoli il sole stava emettendo una quantità eccessiva di materia solare, con il risultato che a breve la Terra sarebbe stata colpita da una tempesta che l’avrebbe trasformata in una fornace. Era stato così preciso da indicare anche il giorno e l’ora. Ovviamente, non era stato creduto da nessuno, apostrofato come il solito catastrofista e messo alla gogna dalla comunità scientifica. Poi un giorno è successa una cosa strana: centinaia, migliaia, milioni di topi hanno iniziato a spostarsi da tutte le parti del pianeta verso un luogo imprecisato, e con loro altri animali. Una transumanza inspiegabile. Poi gli scienziati hanno iniziato a indagare, fare ricerche, giungendo ad una conclusione implacabile: i calcoli di Waldheimer erano giusti e tutti quegli animali si stavano spostando verso la parte della Terra che nel giorno e nell’ora previsti dallo scienziato tedesco si sarebbe trovata dalla parte opposta a quella colpita dalla tempesta solare. Così è scoppiato il caos e tutti hanno iniziato a fare la cosa più saggia: scappare. Ma non Linda. Lei è rimasta nel suo paese di provincia alle porte di Torino. Ha ripercorso i luoghi della sua vita ormai deserti, ricordando le persone che ha conosciuto. Poi è salita su una collina, un luogo legato alla sua infanzia, pronta di nuovo a rincorrere il sole…

Era il 2002 e Giorgio Faletti, scomparso nel luglio del 2014, iniziava la sua carriera letteraria con Io uccido, un thriller che in poco tempo scalò le classifiche di vendita raggiungendo un successo inaspettato. Ma all’appello mancava un tassello, un racconto lasciato nel cassetto e nato nel 2013, mentre lo scrittore, come racconta sua moglie Roberta, stava assistendo a uno spettacolo teatrale interpretato da Chiara Buratti. È così che nasce L’ultimo giorno di sole, un prosimetro che partendo da una base distopica e apocalittica ˗ la probabile fine del mondo a causa del sole ˗ si rivela una scrittura profonda, intima, poetica, accompagnata da una melodia costante che la rende una sinfonia letteraria che trasporta il lettore in un’altra dimensione, in un altrove non specificato, e al contempo gli tocca l’anima, nelle pieghe più profonde dell’io. La scrittura di Faletti è delicata, sussurrata, racchiusa nella prima persona di Linda, una donna che ha deciso di affrontare il proprio destino e nel farlo si dedica ad un viaggio nel suo paese ˗ sicuramente Asti, anche se non viene mai nominata ˗ che diventa un itinerario interiore, un tuffo nel passato, nei luoghi della sua vita e nelle persone che ha conosciuto. Così rivede i volti, riassapora i suoni, i contatti fisici, prima di avviarsi verso quella collina, un luogo che l’ha accompagnata nella sua vita e che ha condiviso con una sola persona. L’ultimo giorno di sole è tante cose: è un romanzo psicologico; è uno spaccato sulla vita di provincia; è un racconto apocalittico; è teatro, poesia, musica. È l’ultimo saluto di uno straordinario artista poliedrico che ci ha fatto ridere, ci ha spaventato e sorpreso con la sua scrittura. Ci ha commosso.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER