L’ultimo minuto

Il seminarista è seduto di fronte a lui. Lo scruta soppesandolo in quei pantaloni larghi a quadretti e il berretto calato sugli occhi. Lo scruta e lo ascolta in quell'incessante monologo che Yannick Nasnyniack, detto João il Rosso, ha deciso di riservare proprio a lui, non per discolparsi - sa perfettamente che i giudici hanno già deciso la sua condanna e che da li non uscirà più - ma per raccontare la sua verità, perché non può certo essere una sentenza a stabilire la durata della sua vita. E João ne ha da raccontare, fin dalla sua infanzia dura, passata nei campi a sognare di poter un giorno andare al di là di quelle montagne aspre che nascondono il paesino dove è nato da papà russo e mamma tedesca. E poi finalmente il sogno di lasciare quelle montagne e la piantagione e andare a Porto Alegre per studiare e imparare la vita e magari a sognare una carriera sui campi di calcio, perché tutti gli dicevano che era bravino, ma poi una gamba rotta lo aveva riportato alla realtà. E così, finita l'università era tornato nell'entroterra e s'era immediatamente trovato un impiego come docente di educazione fisica, oltre che allenatore della locale Irapuã Esporte Clube di Linha Anharetã, finché complice un figlio inatteso e la richiesta crescente di manodopera brasiliana per pulire stalle in Svizzera che prometteva guadagni d'oro, non aveva deciso di mollare un’altra volta tutto e partire, andando fatalmente incontro al suo destino...

Uno splendido monologo interiore sulla vita, sull'amore, sulla memoria, sull'identità, sulla fatica per una generazione di adattarsi ai tempi di un Paese in repentino cambiamento, quello messo in scena da Marcelo Backes, considerato a ragione uno degli scrittori brasiliani contemporanei più promettenti. Attraverso la metafora del calcio, sport popolare e teatro perfetto dell'esistenza, ci racconta le drammatiche vicissitudini dell'ex allenatore di calcio João il Rosso, rinchiuso in carcere per un crimine che svelerà solo all'ultimo minuto ad un seminarista, a cui ha deciso di raccontare tutto. Una scrittura sempre molto corposa e lucida accompagna il lettore tra le pieghe dell'esistenza del protagonista, tra le sue gioie, i suoi sensi di colpa, la sua lucida follia finale, in un crescendo di emozione e sensazioni che ti serrano le viscere e stentano ad abbandonarti anche a fine lettura.



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