L’ultimo passo di tango

L’ultimo passo di tango

Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, seduto ad un tavolino del Gambrinus con lo storico amico Modo, ricorda come ha deciso di diventare un poliziotto. Era ancora uno studentello di Giurisprudenza quando “il fatto” ‒ la consapevolezza di avere la capacità paranormale di vedere ma soprattutto sentire l’ultimo pensiero o frase pronunciata da coloro che sono mancati di morte violenta ‒ gli ha fatto incontrare una bambina che vendeva fiori, e sentire le sue ultime parole: “Dieci centesimi. Dieci centesimi, signo’, pe’ ’sti bbelli ciure. Che bbella musica tenite, int’o riloggio!” (“Dieci centesimi. Dieci centesimi, signore, per questi bei fiori. Che bella musica fa il vostro orologio”). L’accadimento di qualche anno prima è ben impresso nella memoria della gente del posto, una parola un suono e Ricciardi capisce che il suo lavoro sarà quello di assicurare alla giustizia chi delinque… Roberto ha sette anni quando la mamma, presa da altre faccende, gli chiede di preparare le polpette per la lasagna e capisce qual è la sua strada, da sguattero a cuoco e poi con la moglie proprietario di una trattoria: i costi sono alti e nonostante la clientela non manchi l’attività arranca, fino a quando la moglie Marianna ha un’intuizione geniale… Una figlia scrive al padre un po’ per chiedere perdono, un po’ per tentare di spiegare, ma ci sono cose così atroci che la mente rifiuta di aver fatto…

In questo delizioso volume, Rizzoli raccoglie tutti i racconti che nell’arco degli anni Maurizio de Giovanni ha regalato ai suoi lettori, divisi in quattro sezioni: Il commissario Ricciardi, istantanee da un tavolino del caffè Gambrinus, dove il commissario e il dottor Modo si gustano le sfogliatelle e si lasciano andare, con se stessi, ai ricordi. Non solo loro però, Maione ricorda il giorno in cui lasciò andare un uomo che aveva rubato un mazzolino di fiori, l’algida Livia che vedendo Ricciardi seduto al tavolino abbandona per l’ennesima volta il tentativo di toglierselo dal cuore e dalla testa. Anime raccoglie racconti brevi, piccoli fatti a volte miracolosi a volte solo dolorosi, storie d’amore materno filiale fraterno o solo amore. Napoli e altrove ci racconta la città e le sue sfaccettature: a onor del vero è anche la “sezione” in cui de Giovanni mette in campo, accanto alla sua peculiarissima prosa, che rimane impeccabile, anche la capacità di giocare, la verve partenopea, la propensione al “cazzeggio” e al gusto per la battuta. In Nove volte per amore l’autore infine rivisita famosi casi di cronaca, alcuni dei quali tengono banco ancora oggi nei talk show quotidiani. Dichiaratamente presi come spunto, ma senza nessun intento di rivisitarli. Li racconta da una prospettiva che diversa da quella con cui li abbiamo visti sviscerare a volte ribaltando completamente il comune pensiero e proponendo, per il solo gusto letterario, ipotesi del tutto inaspettate.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER