L’ultimo singolo di Lucio Battisti

L’ultimo singolo di Lucio Battisti

1953. In casa De Santis sta per accadere qualcosa e Rosa, nonostante abbia solo tre anni, capisce che c’è fermento proprio per quel motivo. Sta giocando in strada con Mirchetto e gli altri bambini, ma le basta veder ritornare suo padre per seguirlo fino a casa. Antonello, con la cravatta storta e il cappello in mano, corre trafelato per le scale e Rosa fa fatica a stargli dietro. Tra odore di minestra e una radio che gracchia di un accordo di difesa bilaterale tra Stati Uniti e Spagna, attraverso l’uscio lasciato socchiuso da suo padre, Rosa riesce a vedere la levatrice sollevare un neonato, anzi una neonata: sua sorella… 1954. Romano ha solo quattro anni e suo padre, Giovanni Antei, crede fortemente che il piccolo debba esercitarsi al pianoforte sin dalla più tenera età. Per questo, ogni giorno alle 15, puntuale come un orologio svizzero, Miss Gretchel impartisce lezioni di piano al giovane rampollo di casa Antei. Nel frattempo suo papà è intento a ricevere l’onorevole Presutti; si parlerà di lavoro e di piani abitativi. Antei spera che la sua vicinanza alla Democrazia Cristiana gli possa portare una buona fetta di lavori in vista delle probabili Olimpiadi di Roma – come accadde per l’Anno Santo – ma l’onorevole gli ricorda immediatamente che stavolta sarà difficile estromettere i comunisti, i quali vorranno senz’altro una gran parte di lavori da affidare ai loro architetti marxisti e razionalisti. I due si lasciano promettendo di rivedersi al prossimo Congresso mentre, nell’altra stanza, Romano ha quasi finito la sua lezione con Miss Gretchel. Il piccolo si annoia e così suo padre, mettendo una volta tanto da parte lo status, decide di portarlo con sé a prendere un gelato…

Colpevolmente estromesso dalla cinquina finale del Premio Strega, L’ultimo singolo di Lucio Battisti è una delle novità più piacevoli del 2018 letterario di casa nostra. In una frase, si potrebbe dire che quest’opera racconta la storia di alcune famiglie italiane dagli anni ’50 alla fine degli anni ’90, decadi che hanno visto Lucio Battisti da Poggio Bustone quale stella di primissima grandezza del nostro firmamento musicale. In realtà, la vicenda è molto più complessa di così, e le vicissitudini dei protagonisti fanno spesso da sfondo a un quarantennio denso di avvenimenti storici, misteri ancora irrisolti e mutamenti sociali che definire rilevanti sarebbe riduttivo. Le anime che pervadono questo romanzo sono tante e policrome, e uno dei tanti meriti dell’autore sta nel farle interagire senza fratture, in un’omogeneità narrativa che mescola l’alto e il basso, le estrazioni sociali più disparate, la musica e la lotta, la Storia e le vicissitudini del microcosmo dei protagonisti. In filigrana, la storia torbida dell’Italia dal Dopoguerra alla fine del millennio si dipana sfuggente ma insistente, come una cattiva medicina impossibile da evitare. E allora ci troviamo di fronte militanti politici di destra e sinistra (forse) pronti a morire per i loro ideali; aspiranti cantautori che cercano fortuna all’estero, membri dell’alta borghesia turbati dai fermenti politici di fine anni ’60 e impegnati a schivare le pallottole degli anni ’70, ebrei romani desiderosi di salvaguardare a propria millenaria identità ad ogni costo, e la longa manus atlantica che vigila sulla probabile avanzata comunista. La colonna sonora di questo splendido affresco è, neanche a dirlo, di Lucio Battisti, protagonista invisibile di un romanzo ricco e appassionante, che con oggettivo distacco assolve una funzione allo stesso tempo narrativa e didascalica, raccontando e spiegando circa un cinquantennio di Italia con testa e cuore liberi e non ideologizzati.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER