L’ultimo tassello

L’ultimo tassello

Miriam Beckywhite è una donna dalla classe innata e sconfinata, che non ha mai cadute di stile e che sa sempre porsi in modo tale da evitare l’eccessiva invadenza della gente. Un po’ sospettosa, un po’ distratta, al tempo stesso una che non si perde affatto in chiacchiere o complimenti, anzi. È bella, raffinata, naturalmente elegante, ha capelli lunghi, mori, lisci, un viso angelico, un corpo attraente e slanciato, ammaliante, due occhi grandi, profondi, curiosi e malinconici, di color nocciola, è giovane – ha circa trent’anni –, fa la pittrice e lavora di norma anche fino a tardi nel suo studio di New York (vive a Tribeca, in una casa senza orpelli all’ultimo piano di una graziosa palazzina di sette in un rione fecondo di stimoli artistici e non solo), non mancando di ringraziare mai, in modo sincero ma asciutto, professionale e sbrigativo, le modelle che si lasciano ritrarre. L’unica cosa che per lei conta, o che per meglio dire perlomeno per lei pare contare, è il quadro al quale pensa da una vita, da cui trae entusiasmo ed energia: sta componendo un mosaico, cui aggiunge un tassello per volta. È ricca, molto, ma sfortunatamente i soldi e i ricordi strazianti sono tutto ciò che le resta della sua famiglia: il padre, un ottimo ingegnere petrolifero, muore in un incidente durante un viaggio di lavoro quando ha cinque anni. È un buon marito. E un buon padre. Di due figlie…

Federico Musazzi al suo esordio, senza lesinare colpi di scena, con un ritmo sostenuto ma non esageratamente forsennato e con elegante – però mai manierata – sobrietà, piacevolezza e credibilità, linguaggio semplice e mai banale e una caratterizzazione appropriata e intensa (anche nei passaggi più crudi) di ambienti e situazioni, racconta, trascendendo il genere ‒ benché vi sia, centrale, un’indagine ‒ la storia di Miriam. Che è un personaggio che si vedrebbe assai bene anche come protagonista di un’opera filmica classica e destinata al grande pubblico, che sicuramente avrebbe modo di apprezzarla non senza rimanerne con ogni probabilità anche sconvolto: è una donna che nonostante le apparenze e la sua indipendenza ha in realtà nel cuore un immenso dolore che non le dà tregua, si sente soffocare da una colpa ormai annosa, ha in programma un progetto folle, ossessivo (quasi à la Süskind), assurdo, devastante, che ha a che fare con un irraggiungibile miraggio di purezza, coinvolge molte giovani donne e trae origine da una tragedia che ha stravolto una famiglia armoniosa, che viveva in una splendida magione nel bosco: la sua.



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