L’ultimo uomo buono

L’ultimo uomo buono
Cina, India, Sudafrica, Stati Uniti.  Sono questi i luoghi in cui sono stati commessi degli omicidi le cui vittime sono accomunate dall’essere ritenute dalla comunità delle persone buone, dedite al prossimo. Inoltre, sulla schiena presentano degli strani segni che sembrano tatuaggi o ferite. A Venezia il poliziotto Tommaso Di Barbara sta conducendo una personale indagine non autorizzata su questi avvenimenti ed è per questo che ha trasmesso una segnalazione all’Interpol affinché vengano salvate eventuali vittime. Pare infatti che il prossimo omicidio sarà commesso a Venezia o a Copenaghen, dove vive Niels Bentzon, poliziotto atipico che non ama l’uso delle armi e ha grosse difficoltà a viaggiare. Niels è un negoziatore e viene chiamato in causa solo quando vi sono situazioni con ostaggi in pericolo di vita; è un personaggio scomodo e mal visto dai superiori, per questo gli viene affidato un caso in apparenza banale: deve recarsi dai ‘buoni’ di Copenaghen e metterli in guardia. Ma la situazione precipita e, grazie all’aiuto di Hannah Lund, un astrofisico a cui è morto suicida il figlio di dodici anni, Niels riesce a capire che c’è qualcuno, o qualcosa, che sta uccidendo i trentasei uomini buoni indicati nel Talmud. È una corsa contro il tempo, un’impresa disperata, perché ne sono stati uccisi trentaquattro e Niels deve riuscire a salvare gli ultimi due…
Esiste un mito nel Talmud, la raccolta di scritti religiosi compilata in Israele e a Babilonia, che narra della presenza costante in tutte le epoche di trentasei uomini buoni, ‘gli uomini giusti di Dio’, persone ignare del loro compito senza le quali, secondo quanto rivelato da Dio a Mosè, l’umanità sarebbe spazzata via per sempre. È da questo mito che A.J. Kazinski, pseudonimo scelto dagli scrittori danesi Anders Rønnow Klarlund e Jacob Weinreich, ha attinto a piene mani per costruire l’impalcatura di un romanzo in cui convivono religione, filosofia ed esperienze di premorte. Ma non solo. L’ultimo uomo buono non è il classico giallo scandinavo in cui a prevalere sono i ritmi lenti dettati dalla necessità di descrivere la fredda società del nord; è un thriller vivace che si muove ai ritmi dei maestri americani, con una trama mozzafiato, avvincente e inquietante. Il lettore non ha mai le redini del plot. È spiazzato dagli avvenimenti narrati ed è chiamato a vivere attimi di riflessione sul sottile filo rosso che separa il bene dal male, mescolati ad istanti di pura adrenalina. E solo dopo le cinquecento pagine potrà tirare l’agognato sospiro di sollievo. Forse.

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