L’una e l’altra

L’una e l’altra
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Cosa è questa stanza colma di dipinti? Ce ne sono tanti: le Madonne, i Cristi, i San Gerolamo fanno compagnia al un San Vincenzo Ferreri che la creatura che si guarda intorno spaesata conosce bene. Lo ha dipinto lei, come molti degli altri che ora risultano attribuiti a Cosmo, il suo mentore e maestro. Per dipingerli ha dovuto rinunciare a se stessa, trasformarsi in messer Francescho del Cossa e vivere un’intera vita in panni e atteggiamenti maschili. Ha assistito suo padre, mattonaio alla fabbrica del duomo, fino a 19 anni per poi essere finalmente notata da quel maestro e presa a bottega. Per molti anni ha ingannato tutti: il migliore amico Barto, le signore del bordello la cui indiscrezione ha tenuto a bada con ritratti e amore saffico e infine il suo committente Borzo d’Est, il nuovo Signore di Ferara (con una sola r in lingua volgare), che le ha affidato l’incarico di dipingere un’intera stagione sul muro allegorico che ne celebra le gesta all’interno della sua dimora. Questa stanza dove persone abbigliate in modo strano si aggirano fissando i quadri, è forse una specie di purgatorio dove le opere più brutte scontano le proprie colpe ? Deve per forza essere così, visto che ci sono ben sette opere di Cosmo! Chi è questo efebo che sembra molto più preso da una donna di mezz’età che dalle pareti? È un ragazzo o una ragazza? Se Francescho avesse un corpo potrebbe parlargli, chiedergli il motivo del suo interesse, narrargli del dolore lancinante che ha provato alla perdita di sua madre, del suo cavallo Mattone, della lettera in cui chiede a Borzo un aumento dell’elargizione pattuita a fronte del fatto che il suo talento è molto superiore a quello di Cosmo, invece lo segue mentre lui a sua volta segue una donna di mezza età. Lo segue fino a che un muro non li separa, lo osserva guardare corpi nudi che mimano atti carnali su una tavoletta. Cos’è? È forse l’evoluzione della scatola attraverso la quale guardare immagini che il grande Maestro Alberti aveva un giorno mostrato a tutti? Un muro, la sua prima amicizia è iniziata davanti a un muro su cui l’impertinente Barto sedeva a cavalcioni…

Cosa accomuna Francescho (che noi conosciamo come Franco, senza h) e Georgia/George che ha sedici anni e ha perso da poco sua madre, un’economista, una pasionaria che ha condotto lotte e proteste di donne su internet, un’attivista che ha lottato per l’educazione artistica delle donne e per il giusto salario, Carole Martineau, che ha ritrovato da poco una testimonianza incredibile, la lettera di protesta di un anonimo pittore ferrarese al suo nobile committente? Il dolore della perdita, la grande complicità che legava entrambe/i alla rispettiva madre, padri miti e complici che mai si sognerebbero di ostacolare la propria figlia? Oltre a tutto ciò c’è un’invincibile fascinazione per le immagini, che in George si manifesta con l’ossessione a guardare un porno che ha per protagonista una ragazzina manifestamente sotto stupefacenti. Il dolore di Georgia è più complesso, articolato, affonda radici gelide nella sua anima, rendendole impossibile comunicare quando l’unico filtro col mondo viene a mancare. Georgia fluisce dunque dentro George, un avatar che può affrontare il mondo e il rimorso delle conversazioni interrotte bruscamente con sua madre, il dolore per non averne capito la dolce follia. Quello che più di tutto le accomuna, però, è la reverenza per il potere soverchiante dell’Arte. Non c’è dicotomia né conflitto nei due protagonisti che si incontrano senza sfiorarsi tra le pagine di L’una e l’altra, anche se, come spesso accade alle edizioni italiane più sventurate, la scelta di una tradizione non letterale del titolo – How to be both ‒, non rende evidente sin da subito per il lettore l’accento di assoluta casualità che Ali Smith ha dato alla propria opera. Si può essere indifferentemente l’uno e l’altra, oppure l’una e l’altra. Maschile e femminile non sono generi mutualmente esclusivi, il confine è fluido e si sposta con le esigenze della persona che abita una certa pelle, non la definisce ma la asseconda. Le due sezioni che compongono il libro sono introdotte da due disegni: gli occhi per la sezione di Francesco, la macchina da presa per la sezione di Georgia e nell’edizione inglese metà delle copie stampate riportavano la storia in versione occhi/telecamera, l’altra metà invertiva le storie, raccontando prima quella ambientata ai giorni nostri. Nonostante Ali Smith abbia fatto un’approfondita ricostruzione dei pochi frammentari dettagli biografici noti su Francesco del Cossa, il cui stupendo San Vincenzo Ferreri è ospitato alla National Gallery, il testo non cede mai al documentaristico, la realtà stessa è un concetto talmente fluido che le avventure picaresche di Francesco, potrebbero in realtà essere il sogno di qualcuno.



 

 

 

 
 
 
 

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