L’universo nei tuoi occhi

L’universo nei tuoi occhi
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Libby Strout, suo malgrado, tre anni fa era l’adolescente più famosa d’America. Il suo video contava più di sei milioni di visualizzazioni. Mostrava il momento in cui una gru riusciva ad estrarla dalla casa dentro la quale viveva, aiutata dai vigili del fuoco e dagli infermieri. Se non l’avessero fatto, sarebbe morta per problemi respiratori. Dopo l’improvvisa morte di sua madre, era arrivata a pesare più di trecento chili, perché mangiare per lei era stata una scappatoia. Ora ne pesa molti meno, sebbene sia ancora una ragazza grassoccia e sovrappeso. Per anni ha studiato privatamente, adora la letteratura e il ballo. In effetti il suo corpo non resiste alla musica e Libby non può fare a meno di dimenarsi. Ma non ha più amici, se ne era inventati di immaginari mentre viveva stesa a letto, e ora deve affrontare il primo vero giorno alla Martin Van Buren High School. Jack Masselin, invece, è un ragazzo affascinante: pelle ambrata, un cesto di capelli ribelli, sguardo magnetico, personalità. Nessuno, nemmeno suo padre e sua madre, sa però che Jack soffre di prosopagnosia, ovvero l’incapacità di riconoscere i volti di persone conosciute. Basta un battito di ciglia e per lui chiunque diventa un estraneo. Per tutti questi anni è riuscito a nasconderlo, ma da quando per errore ha baciato la cugina della sua ragazza, il suo castello di carte vacilla. Il primo giorno di scuola per Libby è persino più duro del previsto. I ragazzacci la prendono subito di mira, le ragazze sbirciano il suo corpo abbondante di sottecchi, in poche sembrano sincere. Ma lei è determinata, non ha nessuna intenzione di cedere. E poi c’è quel ragazzo, Jack, così strano. Ha qualcosa di diverso dagli altri, anche se sembra fare di tutto per rendersi antipatico…

Più che negli occhi dell’altro, l’universo di cui Jennifer Niven parla sembra poggiare sulle spalle di Libby. Due spalle abbondanti, certo, ma saranno capaci di reggerne tutto il peso? Nonostante un padre amorevole ma impotente, ha sofferto e il suo corpo è esploso come se volesse, con la sua tangibile presenza e il suo peso, affermare di esserci. Un universo simile sta dentro di Jack, costantemente costretto a indovinare nei volti estranei quelli della madre, del padre, dei fratelli, dei suoi amici e compagni di scuola. Una fatica immane, degna di Atlante. Le condizioni di Libby e Jack dunque si somigliano, ma se sulla carta dovrebbe essere Jack quello più forte e spavaldo, in realtà è proprio la ex cicciona a salvarlo dalle situazioni più complicate, magari grazie anche a libri come Il buio oltre la siepe e Abbiamo sempre vissuto nel castello. Due personaggi limite si incontrano in mezzo a una bolgia di altri personaggi “normali”, ma che alla fine non hanno anima o, se ce l’hanno, è marcia e cattiva. La loro è una storia di aiuto reciproco, di fiducia data e ricevuta e infine, come non aspettarselo, di vero amore. La Niven, visti i precedenti lavori e premi ricevuti, è una garanzia in fatto di qualità e questo libro non delude le aspettative. Lo stile è divertente, ironico pur trattando temi importanti e delicati. La personalità di Libby è trascinante e la condizione di Jack, seppur terribile, incuriosisce e regala una prospettiva insolita, che di certo fa riflettere. Il taglio tipicamente americano della storia, è vero, ci proietta sin dall’inizio verso un probabile lieto fine, ma tra la prima e l’ultima parola ci sono così tante situazioni divertenti, tragicomiche e tristi che un finale previsto non delude affatto. Consigliato davvero.

LEGGI L’INTERVISTA A JENNIFER NIVEN



 

 

 

 
 
 
 

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