L’uomo che amava i cani

L’uomo che amava i cani
L’Avana, 2004. Ivan, aspirante scrittore nonché responsabile di una clinica veterinaria, dice addio a sua moglie Ana, deceduta dopo una lunga e dolorosa malattia: una persona importante per lui, con cui ha condiviso una buona parte della sua esistenza, dolori, pene, l’angoscia di arrivare a fine mese con poco denaro, l’aspirazione a un benessere che la Cuba della dittatura nascente non era in grado di donare ai suoi cittadini. In questo frangente Ivan torna con la memoria a un episodio lontano della sua vita, a un momento particolare in cui gli capitò di avvicinarsi a una persona tanto misteriosa quanto intrigante, a cui in apparenza lo univa solo l’amore per i cani: si tratta di un solitario signore a passeggio sulla spiaggia con due levrieri russi, con cui alcuni sporadici incontri fanno sì che si instauri un intenso rapporto di confidenza. Da queste conversazioni Ivan scopre dettagli e notizie relative al noto strenuo oppositore di Stalin, Leon Trotskij e al suo assassino Ramon Mercader, messicano devoto alla causa rivoluzionaria, impegnato a suo tempo  nella guerra civile spagnola e poi coinvolto in quest’assurda eliminazione proprio per il suo irriducibile attaccamento all’ideologia e al regime sovietico…
Parlare dell’omicidio di Trotskij dalla Cuba castrista assume un significato e un importanza tutta particolare: lo sa bene Leonardo Padura Fuentes, noto giallista che abbandona il suo alter ego Mario Conde - protagonista finora dei suoi romanzi - per regalare ai suoi lettori un altro indimenticabile personaggio, simile a lui anche per passioni e attitudini letterarie. Padura Fuentes dà voce a Ivan facendogli raccontare una storia dai contorni poco chiari che inevitabilmente ha segnato il Novecento: il 20 agosto 1940, Mercader uccise Trotsky sfondandogli il cranio con una piccozza da ghiaccio, nella sua residenza a Coyoacán, in Messico. Mercader fu ferito e successivamente arrestato dalle autorità messicane, alle quali non rivelò mai la sua vera identità: tuttavia venne condannato per omicidio a 20 anni di carcere, nonostante i ripetuti tentativi da parte dei servizi segreti sovietici di rimetterlo in libertà. I suoi legami con l’Unione Sovietica rimasero però poco chiari fino al crollo del Muro di Berlino. Se a ripercorrere questo mistero è uno scrittore cubano, il romanzo assume i contorni di una vera e propria missione, in grado di esprimere fino in fondo l’impegno sociale di cui la letteratura a volte può farsi portavoce. L’uomo che amava i cani si configura così come un romanzo dalle mille sfaccettature: un thriller per le atmosfere rievocate, un romanzo storico per la precisa ricostruzione di un avvenimento, un romanzo sentimentale per la delicatezza con cui è scritto e con cui emergono i rapporti da esso delineati. Un’opera che mette in evidenza una sensibilità e una bravura letteraria che rendono  ben chiaro come Padura Fuentes sia diventato uno degli attuali maggiori scrittori cubani e sudamericani in generale.

Leggi l'intervista a Leonardo Padura Fuentes

 

 

 
 
 
 
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