L’uomo che amava le isole

Non troppo al largo delle coste inglesi, in un secolo prima del nostro e forse proprio a metà del cammin della sua vita, Il signor Cathcart viene in possesso della sua prima isola. Da quel momento acquisisce in un certo senso, e per un certo periodo, anche i suoi vassalli; non sudditi totali ma certamente dipendenti dalle sue volontà. Perché a lui preme  divenire un isolano e, al pari,  poter essere riconosciuto da tutti come il Padrone. Le mucche al pascolo, il fabbro e il muratore sempre al lavoro, le mogli nelle case a cucire e cucinare mentre lui vive in solitudine, talvolta con il domestico. C’è in lui, nel padrone, il desiderio di isolarsi appunto e al tempo stesso, di circondarsi. Un controsenso con il quale si ritrova a fare i conti quando i numeri non danno più lo stesso risultato. Ridotto quasi sul lastrico per non aver badato a spese nel voler cambiare quasi il volto all’isola, si trova a guardarla dal mare dopo averne ceduto la proprietà a un grande albergatore; si avvia così, sempre padrone ma con meno gente ai suoi piedi, con sempre meno persone disposte a soccombere,  a cercare la sua seconda isola. E avanti, con il nostro padrone isolano e con il susseguirsi dei suoi viaggi fino alla fine del libro, un libro che lui stesso scrivendo nelle notti insonni vorrebbe poter terminare tra attimi di tirannia e baleni di poesia…
Poche pagine, pochissime addirittura, per poterne parlare senza che si dica come critica più di quanto non sia già la storia stessa. E molto facilmente si rischia di catalogare lo scritto tra una storia trita e ritrita sulla tanto parafrasata isola - da quella che non c’è, a quella che custodisce il tesoro, per passare attraverso a quella pedonale - e l’altalenarsi della ricerca della solitudine o dell’amore. Credo il punto non sia schierarsi a favore di chi si lascia vivere o a favore di chi vi resiste (isole o non isole alla mano) quanto piuttosto l’anno in cui Lawrence, dopo diversi isolamenti per prima sospetta e poi accertata tubercolosi, scrive il suo seppur breve L’uomo che amava le isole. Un uomo giovane, che non gode di ottima salute e che al pomeriggio non posta su Facebook cosa stai facendo?, ebbene io credo che questo possa cambiare il modo in cui si sono lette una prima volta le pagine piene di vento, di mare in tempesta, di donne da possedere e non da amare. Lodevole il cambio di voce narrante, soprattutto nelle prime pagine, in cui una repentina svolta sa scuotere il lettore facendolo sentire che sì, sta proprio dicendo a lui. Non ultima la condicio sine qua non: farsi precursore, vivere in anteprima per noi che oggi, dopo un secolo, possiamo ringraziare scrittori che impiegavano anni per farci volare con la mente anche solo cinque minuti.

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