L’uomo che fermò Hitler

L’uomo che fermò Hitler
Marzo 1943. Il governo filonazista della Bulgaria ha deciso, in accordo con il regime di Hitler, di organizzare la deportazione ad Auschwitz di 48.000 cittadini appartenenti alla minoranza ebraica. Dimitar Peshev, deputato e vicepresidente del Parlamento, aveva votato a favore dell’introduzione delle leggi razziali, nella convinzione che queste costituissero solo un atto formale in grado di consentire al suo Paese di ottenere con l’appoggio della Germania la restituzione dei territori perduti nel corso delle guerre balcaniche del 1912-1913. Ma da quel momento, invece, i preparativi per il loro trasferimento erano stati messi sollecitamente in atto, a sua insaputa e nel silenzio generale per non destare allarme nella popolazione. Una domenica mattina Peshev riceve la visita di un vecchio compagno di scuola ebreo, proveniente dalla sua città natale di Kjustendil. Questi invoca il suo aiuto, rivelandogli di essere al corrente del fatto che nelle stazioni ferroviarie sono già stati predisposti i convogli con cui verranno deportati e che la data è stata fissata per la notte successiva. Peshev si dirige senza indugio al Ministero dell’Interno dove, dopo un drammatico confronto con il titolare del dicastero, ottiene la revoca dell’ordinanza…
Gabriele Nissim, scrittore, giornalista e saggista da molti anni impegnato sui temi del dissenso e della condizione ebraica nei paesi dell'Est Europeo, è presidente del Comitato Foresta dei Giusti che ricerca i Giusti di tutti i genocidi. Alle sue ricerche, che hanno reso possibile la realizzazione di questo preziosissimo testo, il mondo occidentale deve la scoperta di Dimitar Peshev. Della vicenda straordinaria di un uomo politico che, con un atto di eroismo pagato a duro prezzo, nel marzo del 1943 a Sofia riuscì a salvare dalla deportazione tutti i cittadini bulgari di religione ebraica. Il suo intervento provvidenziale - a cui fece seguire una lettera ufficiale firmata da altri quarantotto deputati della maggioranza con cui intimava il primo ministro e il Re a non macchiare per sempre l'onore della nazione con un crimine del genere – gli costò l’emarginazione politica. Un gesto che, tuttavia, non gli impedì di essere processato e recluso in carcere assieme a tutta la classe dirigente dal nuovo regime bolscevico. Alla sua riabilitazione non poco ha contribuito anche la stesura di questo libro, che ha il merito di raccogliere per la prima volta le memorie dettate a un funzionario di partito scovato dall’autore e la testimonianza di due nipoti presso le quali Peshev trovò alloggio negli ultimi anni di vita. 

 

 

 

 
 
 
 
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