L’uomo che non amava il Rex

Una crociera dal porto di Genova. Settembre 1932. Il commissario capo Augusto Maria Bombrini, vecchio liberale ligio e concreto, convoca Di Matteo alla vigilia del viaggio inaugurale del transatlantico Rex, ammiraglia della flotta italiana. Alla fine dei lavori in cantiere, sono ancora in corso o previsti tutta una serie di controlli e verifiche sull’affidabilità degli apparati e dell’equipaggio; c’è pure in ballo la questione del record di velocità nella Traversata Atlantica da conquistare al primo viaggio (scadenzato dopo due settimane). Il regime fascista e gli agenti segreti di mezzo mondo appaiono in fibrillazione, è forte lo spionaggio commerciale e industriale, sono arrivate minacce antifasciste, non sono esclusi gesti folli o interessati boicottaggi (anche interni). Pare certo comunque che non proprio tutti amino le prospettive del Rex, anche se i genovesi vi si identificano. L’indagine è irrituale, su informale incarico del questore il lucano Saro Di Matteo e i suoi uomini devono addirittura salire a bordo e guardarsi attorno durante la minicrociera di prova meccanica e alberghiera, senza un ruolo ufficiale e con l’evidente rischio di entrare in conflitto con Affari Riservati e Fascio. Saro ama Genova, si fa accompagnare sia dai soliti poliziotti Canepa (con la moglie), Traverso, Orioli (pistola, manette e abiti civili) che dagli occhi attenti della marchesa Olimpia Tullia Delle Rose (a suo agio fra i ricchi invitati) e dell’intelligente studente Bruno Bellorini (esperto di materia ingegneristiche e amichevolmente fidanzato con la biondissima Ebe Calamai). La navigazione riserverà sorprese divertenti (non solo in piscina) e pericoli reali, a bordo sono saliti personaggi d’ogni tipo (anche l’argentina Carmen Gorla Peroni che molto colpisce Saro), più o meno clandestini. Investigare bene in mare è tutta un’altra cosa…

Eugenio Giudici (Rho, 1950) è giunto rapidamente al sesto romanzo della suite Di Matteo, ognuno ambientato in luoghi diversi dell’Italia nord-occidentale fascista, qui prevalentemente sul transatlantico al largo. Come le altre volte la godibile narrazione è in terza persona al passato, fissa sul commissario (o sui suoi collaboratori). L’autore si è molto utilmente documentato relativamente alla nave: progetti, articoli, illustrazioni e foto dell’epoca, giornali di bordo, memorie e racconti successivi, eventi storici. La costruzione del Rex era iniziata il 27 aprile 1930 e il varo avvenuto il primo agosto 1931 alla presenza del re e della regina. Il 22 settembre 1932 il Rex fu poi consegnato alla compagnia Italia Flotte Riunite, il viaggio inaugurale iniziò effettivamente dodici giorni dopo la fine del romanzo, il 27 settembre 1932, da Genova, con a bordo 1872 passeggeri. Non mancò qualche residuo problema di corrente, con arresto del funzionamento del timone, fanali di via e telegrafi di macchina. Le cronache ricordano le complicazioni di quella traversata (forse non dovute a quell’uomo che non amava il Rex, di cui nel titolo), ma poi anche la conquista del Nastro Azzurro ottenuta l’anno successivo. Il romanzo è dedicato a Zeffiro Rossi, capitano di macchina e medaglia d’oro di lunga navigazione, uno degli ideatori del Museo della Marineria di Viareggio, scomparso a inizio 2017

 


 

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