L’uomo che non esiste

L’uomo che non esiste
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Torino. Valerio Reale apre gli occhi e, per una volta, anticipa il trillo della sveglia preannunciando così una giornata diversa dal solito. La sua vita apatica, che sfiora la depressione cronica, è stata fin troppo regolare e monotona: un lavoro come collaboratore occasionale presso la redazione della rivista “Alter” e una situazione sentimentale in stallo dopo l’abbandono della sua compagna Ileana, con la quale già conviveva e che lo ha lasciato per Andrea, tutto calcio e bicipiti. Ma da oggi la vita di Valerio cambierà perché, a causa del Jobs Act, la sua posizione lavorativa risulta irregolare, non essendosi Valerio mai iscritto per pigrizia all’Ordine dei Giornalisti e non avendo mai ottenuto una tessera da pubblicista. Con un polmone di un paio di mesi di sopravvivenza economica, Valerio decide di cominciare la sua nuova esistenza pagando una bolletta. Perciò si lava, si veste, fa una smorfia allo specchio ed esce di casa ma, sorpresa, alle Poste scopre che la sua bolletta non risulta valida e di conseguenza il contratto con il gestore mai esistito. Confuso, Valerio torna in redazione ma anche lì viene accolto come un perfetto sconosciuto. Nessuno sembra riconoscerlo. Solo Ileana, incontrata per caso e che lo invita a pranzo, lo chiama per nome. Ma l’incubo ricomincia quando Valerio si rende conto che Ileana e Andrea hanno già una figlia che lo chiama zio, ma che lui non ricorda affatto. Ma che sta succedendo alla sua vita? Proprio lui, che dovrebbe odiare sia Ileana che Andrea, ora si ritrova ad essere un amato zio putativo senza nemmeno saperlo…

Racconto surreale lungo, più che romanzo, quello di Gianluca Mercadante, che gioca con il destino e gli scherzi della mente, richiamando un po’ l’idea delle famose e cinematografiche porte scorrevoli di una metro che uno fa o non fa in tempo a prendere, modificando così il percorso di una vita intera. In questo caso le porte scorrevoli sono dentro la testa di Valerio e forse la depressione latente fa da Caronte, traghettando l’ex cronista in una realtà ipotetica e possibile, ma della quale lui non conosce nulla. Lo specchio e il proprio riflesso, come una nuova versione maschile e adulta di Alice nel Paese delle Meraviglie, sono le chiavi che permettono l’entrata e l’uscita da questo mondo, dentro il quale Valerio si ritrova catapultato e prigioniero. Nel testo torna anche il concetto di attimo fuggente, come se il protagonista del racconto non avesse mai approfittato delle occasioni, rimandando pigramente tutto all’indomani. L’amore per Ileana, il riconoscimento di giornalista professionista, tutto è passato e le tracce ora sono confuse, ma Valerio, nemmeno così sembra rammaricarsene. Il racconto di per sé non entusiasma, per lo stile troppo semplice e non eccessivamente accattivante. La figura del protagonista risulta appena tiepida nella sua caratterizzazione e il plot non è una novità. Ma la brevità ne permette una lettura tutta d’un fiato che concilia e fa apprezzare di più l’avventura di Valerio nel suo insieme.

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