L’uomo che pensava di essere il Messia

L’uomo che pensava di essere il Messia
Ucraina, 1800. L’alfabeto ebraico, per rabbi Nachman, è il fondamento di tutto il suo sapere, le parole tutto il suo patrimonio; d’altra parte l’intero Creato si interpreta e si conosce attraverso l’alfabeto. Lui è un maestro chassidico ed è notissimo per la sua grande abilità di narratore di racconti. Il giorno in cui la visione della giovane Lisabeta, “affascinante come una alef o una tav”, turba il rabbi e gli insinua addosso un desiderio travolgente tutto il suo mondo si incrina. La peggiore delle sventure si abbatte infatti su di lui: rabbi Nachman smarrisce l’alfabeto e quindi la capacità si sentire la voce di Dio che gli sussurra. Deve lasciare tutto, i discepoli e soprattutto la sua città, Bratzlav. Deve andare via, lontano, dove incontri straordinari e nuovi linguaggi possano aiutarlo a ritrovare quanto pare perduto per sempre…
Quando questo romanzo uscì in America nel 1990 pare che Elie Wiesel lo abbia definito “toccante e meraviglioso”; non da meno furono gli aggettivi, da magico a capolavoro, usati dalla stampa e dai critici. Curt Leviant, scrittore e traduttore, uno dei massimi esponenti della letteratura ebraica contemporanea, scrive un romanzo prezioso, profondamente intriso di cultura yiddish e appena alleggerito dalla tipica sottile ironia. Il racconto del rabbi che smarrisce l’alfabeto, strumento essenziale per interpretare il Creato di cui le lettere sono simboli, affascina il lettore, lo avvince e lo trascina nel viaggio catartico intrapreso da Nachman, nonostante non si tratti di un romanzo leggero. Deliziosi i racconti, minimi, essenziali, simbolici, che il rabbi, affabulatore eccezionale, dissemina nella narrazione.  Forse il segreto della straordinarietà di questo romanzo è proprio nel protagonista, descritto dall’autore in una intervista “una persona eclettica, musicista e narratore di leggendarie storie mistiche che hanno influenzato persino Kafka”, una figura tanto particolare del chassidismo che, pare, per la prima volta, dopo la sua morte non fu possibile individuare un successore. Una perla questo romanzo portato in Italia da Giuntina, che davvero pare non sbagliarne una.

 

 

 

 
 
 
 
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