L’uomo che riuscì a fottere un’intera nazione

L’uomo che riuscì a fottere un’intera nazione
Italia, novembre-dicembre 2011. Da vent’anni ormai un vecchio opulento finanziere, magnate delle telecomunicazioni, lercio Re Mida che non vuole staccarsi dal trono, detiene il potere assoluto grazie anche alla compiacenza di una mafia antica come il più antico dei mestieri e agli intrallazzi che il suo smisurato impero finanziario gli permette di organizzare tramite il suo partito politico CHE ITALIA!, confezionato su misura come un vestito. L’irriverente tycoon privo di scrupoli, tra viaggi in Russia e feste estreme, cuce e organizza il suo impero fatto di politici compiacenti, funzionari cocainomani, schizzati giornalisti, troiette dalla fellatio facile e gente comune, sempre pronta a succhiare dai suoi capezzoli pieni di denaro liquido. Il suo ultimo e più grande sogno, desiderio realizzabile a suon di dobloni, è l’ottenimento della vita eterna, tramite il finanziamento della ricerca criogenica. Un nuovo mercato che si aprirà prima ai più ricchi, per poi scendere fino alle fasce sociali più basse, con nuove prospettive, nuove psicologie, nuove malattie e nuovi punti di rottura ancora tutti da studiare e pilotare. Oltreoceano, l’Uomo Nero che domina il mondo ha deciso che questo piccolo Presidente, basso di statura e di morale, grottescamente sfarzoso, non è più persona utile, men che meno gradita e di conseguenza va annientato, politicamente e fisicamente. Incaricato di eseguire l’operazione è Desmond Creek, agente CIA più che esperto in questo genere di operazioni, che del Presidente italiano conosce ormai vita, morte e pure miracoli (con una palata farà sgorgare acqua da una fonte secca). Spacciandosi per un possibile finanziatore interessato alla nuova impresa, l’americano viene invitato alla corte dei miracoli italiani che circondano il politico, finendo per diventare parte del carrozzone che con jet privati, auto blindate o elicotteri si sposta da una villa all’altra al seguito di questo basso e buffo uomo, col sorriso perennemente stampato, la faccia plastificata, il portafoglio immancabilmente gonfio. Creek troverà sempre più difficile trovare il momento giusto per propinare alla vittima le capsule di saxitossina che ormai da troppi giorni restano nelle sue tasche. Come qualcuno dirà alla fine, sembra proprio che Creek si stia innamorando di questo nostro Presidente dall’irrinunciabile attitudine all’avanspettacolo, dalla superbia smisurata, parente di un’antica divinità brianzola forse dimenticata…
Per quanto grottescamente venga dipinta l’Italia dei nostri giorni, per quanto agli estremi si spinga Ferraresi nel dipingerci inetti, inutili, soggiogati e sottomessi a quel piccolo Presidente, ridicolo agli occhi del mondo eppure impossibile da smontare pezzo per pezzo, non si può non ammettere che alcuni aspetti desolatamente sinistri e terribilmente tipici della nostra cultura sono qui menzionati in maniera schietta e senza filtri. Questi personaggi inventati, che siano uomini politici o giornalisti o poliziotti o personaggi televisivi, sono il risultato di una lente attraverso cui noi guardiamo e che potremmo fin troppo facilmente oltrepassare come Alice già fece, finendo in un mondo distorto, a volte meravigliosamente sfarzoso e ricco, ma capace di trasformarsi in un solo momento in una trappola micidiale. Quest’uomo, di cui si raccontano le gesta, riesce a fottere veramente un’intera nazione e con essa tutto il suo popolo bue, che nemmeno ribellandosi ce la farà a sovvertire gli equilibri. E poi, nel mondo c’è chi questi equilibri, semmai uno si sentisse in grado di muoverli con le sue sole forze, li ha costruiti e ancora li amministra, sperimentando malattie, fobie, crisi finanziarie su misura, fatte apposta per spostare un pedone sulla scacchiera e così modificare non solo assetti politici e finanziari, ma addirittura il nostro modo di vedere e pensare le nostre cose e il nostro futuro. Il Presidente italiano di Ferraresi è un uomo ghiotto di sesso, estremo e fantasioso, che necessita di un potere tattile, estremamente visibile e per questo funzionale. Non bada a spese, non ha scrupoli, si emoziona e si commuove per le sue stesse opere, che considera miracoli veri e propri. Chi è Desmond Creek se non tutti noi, bravi ad abbaiare finché il nemico è ancora lontano?

 

 

 

 
 
 
 
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