L’uomo contro gli uomini la donna contro le donne

L’uomo contro gli uomini la donna contro le donne
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Non importa […] che le donne possano sviluppare l’arte del narrare e il potere di pianificare, che esse possano scolpire il marmo oltre che disegnare. Ciò che importa è se esse siano riconosciute dotate di un intelletto da sviluppare, che siano considerate complete come esseri umani, se anche fossero solo governate dall’affetto e dall’abitudine”. Basterebbe questa citazione per sintetizzare quello che è il cuore del pensiero di Margaret Fuller, una delle prime femministe americane e una delle prime giornaliste di tutto il mondo nel cuore della seconda metà dell’Ottocento. Le donne non devono essere considerate solo come “gli angeli del focolare” ma come persone a tutto tondo, capaci di ricoprire con capacità e competenza incarichi importanti e impegnativi. Non devono essere dedite solo alla famiglia, ma hanno l’intelligenza e la caparbietà di portare avanti lavori intellettuali a loro spesso preclusi. Va modificato anche il linguaggio con cui ci si rivolge ad una donna in carriera. Paragonarla ad un uomo è un’offesa. Una donna è una donna. Ha una sensibilità tutta sua, non ha bisogno di essere paragonata e incasellata secondo canoni e cliché maschili che continuano a discriminarla. Margaret Fuller si batte perché tutte le donne abbiano le stesse possibilità degli uomini, perché non siano cittadine passive e di serie b: le donne devono emanciparsi completamente, riprendersi i loro diritti e ricoprire cariche importanti se lo desiderano…

L’uomo contro gli uomini. La donna contro le donne è una summa di interventi di Margaret Fuller datati tra il 1839 e il 1843. Per moltissimi il nome della Fuller è pressoché sconosciuto. È stata eppure una delle prime femministe americane: direttrice della rivista politico-culturale “The Dial”, corrispondente dall’Europa del “New York Tribune”, visse prima a Londra e poi a Roma. E proprio a Roma sarà una delle testimoni della Repubblica romana del 1849 accanto a suo marito Giovanni Angelo Ossoli. Vivrà per un periodo a Rieti e poi, con la sconfitta della Repubblica, i due – assieme al loro figlio neonato – decideranno di tornare in America. Non ci arriveranno mai per una tragedia accaduta alla loro nave che si incaglierà e inabisserà durante le manovre di approdo all’altezza di Fire Island. Il suo corpo non sarà mai più ritrovato. Per anni gli scritti della Fuller sono stati molto poco conosciuti se non dagli addetti ai lavori. La sua voce limpida e cristallina, il suo pensiero possono ora finalmente essere nuovamente divulgati grazie a questa preziosa edizione che ci permette di tornare su temi a noi donne molto cari. A metà Ottocento la Fuller invocava e pretendeva quella parità di genere che, sulla carta, siamo riuscite a ottenere ma che nella nostra società tarda realmente ad essere parte della vita comune. Fino a che esisteranno le “quote rosa”, fino a che saremo ancora una “categoria da proteggere”, noi donne non avremo ottenuto quello per cui Margaret Fuller ha lottato per tutta la vita: una società giusta, che non discrimini. Abbiamo ancora tempo per cambiare il presente e imparare dal passato. Non ci resta che rimboccarci le maniche.



 

 

 
 
 
 

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