L’uomo dell’istante

L’uomo dell’istante
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Un uomo esce dalla sua camera in penombra e a fatica si infila in una carrozza, il corpo piegato in due, il respiro rotto e affannato. Nella Copenaghen del 1855 Søren Kierkegaard ha ormai finito la sua corsa in calesse per scenderne ed imboccare la porta dell’ospedale cittadino. Il filosofo di chiara fama è abbandonato alle proprie paranoie, debilitato e rassegnato alla morte che egli stesso comunica al medico che lo visita di essere pronto ad affrontare. Durante il ricovero spontaneo Kierkegaard si interroga sulla sua vita, si analizza, e spesso inciampa nelle proprie angosce. ripercorre quelli che ritiene essere i cardini di crescita e di problematicità della propria esistenza. Emerge la figura del padre, rigido esempio della religiosità più intransigente, ma più di tutte le altre spicca l’immagine di Regine Olsen, grande amore sacrificata in nome del martirio e della devozione al ragionamento puro al quale il filosofo anelava. Più pensieri che azioni, ormai, nella vita morente di questo controverso pensatore…

L’uomo dell’istante è una storia personale, romanzata in un romanticismo-esistenzialismo che non disturba. Figlio dello studio di diari, lettere e materiale storicamente attendibile, il romanzo racconta come non si fa fatica ad immaginare possa essere stata la vita vera di un personaggio come Søren Kierkegaard. Filosofo degli estremi e del paradosso, personalità che coniuga non senza incoerenza la religiosità teologica con la dissidenza dalla dottrina costituita, il pensatore danese ci viene disegnato con tinte che spaziano dal geniale al patetico. Stig Dalager, che di romanzi biografici è fuori di dubbio un esperto ‒ tra i più noti quello su Marie Curie e la biografia di Hans Christian Andersen che gli è valsa la nomina al premio IMPAC ‒ non tradisce in questo ultimo, che Iperborea pubblica quest’anno ma la cui prima uscita originale risale al 2013, la vena intimista, e continua a concentrare l'attenzione su quelle note personali che in un’azione di scardinamento del già noto, rivelano, o almeno immaginano (e con rispetto), le dinamiche interiori di alcuni tra i più interessanti personaggi della storia. Operazione che alleggerisce, pur suggerendo una notevole dimensione umana, l’immutabile immagine che con il tempo tende a crearsi dei grandi nomi del passato.

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