L’uomo della sabbia

L’uomo della sabbia
Da dodici anni Mikael è scomparso e da sette è stato dichiarato morto. Il commissario Joona Linna si ricorda bene quella storia, perché è stato lui a catturare Jurek Walter, il serial killer che ha sempre considerato responsabile, anche, della scomparsa di quel bambino e della sua sorellina Felicia. Adesso, nel bel mezzo di una gelida notte d’inverno, un ragazzo è stato ritrovato mentre, sanguinante, camminava nella neve lungo la ferrovia. È in un grave stato di shock e quando riesce a coordinare qualche parola sensata dice di essere Mikael, proprio quel bambino dato per morto da ben sette anni, e vaneggia di dover assolutamente tornare indietro a riprendere sua sorella. Da quale inferno è tornato? E come fare per ritrovare Felicia, se davvero è ancora viva e, come si sospetta, gravemente malata? Joona Linna non ha dubbi: l’unica è ottenere qualche informazione da Walter. Benché ormai anziano, l’uomo è giudicato estremamente pericoloso ed è tenuto sedato in isolamento nell’ospedale psichiatrico più blindato della Svezia, dove non ha il permesso di rivolgere la parola ad alcuno. Eppure dalla sua cella pare essere misteriosamente responsabile di atroci delitti e, soprattutto, nei colloqui non ha mai rivelato nulla di utile per le indagini. C’è un solo sistema per Joona, infiltrare qualcuno nell’ospedale come paziente per carpire la sua fiducia e qualche confidenza. Ma il tempo scorre rapido e i rischi si fanno sempre più alti. E non solo per Felicia…
Al loro quarto romanzo i coniugi Ahndoril, che scrivono con lo pseudonimo ormai affermato di Lars Kepler, ci regalano un altro thriller ben confezionato, dalla trama avvincente e dall’atmosfera claustrofobica, soprattutto nelle parti ambientate nell’ospedale psichiatrico. I capitoli brevi e serrati accentuano il ritmo che spesso si fa sincopato e impedisce  al lettore di fare pause nella lettura. Anche l’ispirazione di base del romanzo affonda stavolta in uno strato delicato, suggestivo e talvolta a suo modo inquietante, quello delle favole dell’infanzia. L’uomo della sabbia è infatti il protagonista di un racconto diffuso nell’area nordica, uno di quelli che a volte servono agli adulti per convincere i bambini, magari spaventandoli un po’, ad andare a letto la sera. Il motivo è ripreso anche da E.T.A. Hoffmann in un racconto inquietante intitolato proprio L’uomo della sabbia, a sua volta citato da Freud nel suo saggio sul perturbante. Il finale del thriller resta questa volta aperto e pare alludere ad un seguito, non soltanto per la presenza del biondo commissario finnico. Di certo non ce lo perderemo!

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