L’uomo di casa

L’uomo di casa

A Richmond è una storia di cui ancora oggi si parla malvolentieri, una di quelle storie brutte, sporche e cattive. È il settembre del ’79 quando Gina Cardena, detective della polizia cittadina, interviene sulla scena di un crimine terribile: finalmente hanno trovato il covo della cosiddetta Lilith. Una spietata assassina e rapitrice di bambini. Sempre in Virginia, a Vienna, parecchi anni dopo, la vita di Sandra Morrison è sconvolta dall’omicidio del marito Alan Sanford. Se l’omicidio di per sé è sconvolgente, ancora di più lo sono le circostanze in cui è avvenuto. In un quartiere malfamato di Washington, un parcheggio frequentato da prostitute coi loro clienti. È stato trovato così Alan, con la gola tagliata e i pantaloni calati. Sandra deve affrontare il dolore, anche quello della figlia adolescente che si richiude in se stessa e rifiuta la realtà. Ma vuole anche capire, non si capacita di aver vissuto gran parte della sua vita con qualcuno che probabilmente non conosceva affatto. Mesi dopo, lontana dall’aver accettato quanto accaduto ma consapevole che la vita deve andare avanti, Sandra viene avvisata dall’avvocato di famiglia che Alan aveva un altro segreto. Un deposito di quelli in cui si ripongono le cose inutilizzate. La curiosità, il bisogno di sapere ‒ e forse la speranza di trovare lì le risposte che cerca ‒ la spingono ad andarci da sola. Ma le domande aumentano quando nel box affittato dal marito scopre un archivio di documenti riservati relativi ad un’indagine di polizia, che scompaiono nel giro di pochi minuti dopo che lei stessa viene aggredita…

Questo di Romano De Marco, autore finora di noir ferocissimi come Città di polvere e Io la troverò, è sicuramente uno dei migliori romanzi in circolazione in questo inizio di 2017. Escludendo un corsivo finale (una riflessione sul perché di tanta ferocia) che scivola un attimo nel noir, si tratta di un thriller a regola d’arte, anche se l’indagine viene portata avanti dalla protagonista, solo coadiuvata dalla polizia, con l’aiuto di un nuovo vicino di casa. Ottimo l’intreccio con la storia d’apertura: il passato, si sa, non passa mai del tutto. Lo spunto di partenza non è certamente inedito, penso ad Alfred Hitchcock o al film con Julia Roberts A letto col nemico, però credo fermamente che la bravura stia nello sviluppare gli spunti e De Marco ci ha costruito sopra una trama perfetta. La scrittura a capitoli brevi rende la lettura veloce e scorrevole, una tecnica che permette di agganciare il lettore e non mollarlo fino alla fine. Tutto è studiato nei minimi particolari: l’ambientazione, le professioni e i caratteri dei personaggi che attorniano la vittima (nello specifico non il morto, ma la vedova) sui quali gravano costantemente sospetti e smentite. Altrettanto accurati sono gli intrecci, che si susseguono senza pause fino al colpo di scena finale. Come era prevedibile si è parlato di operazione commerciale, di strizzate d’occhi a generi di moda: d’altra parte se fai lo scrittore scrivi per essere letto possibilmente da molti, se lo fai bene e il mercato ti premia credo tu debba meritare soltanto complimenti. E De Marco i complimenti se li merita tutti. Per inciso, vi ricordate le Desperate housewives? Leggendo questo romanzo vi ritroverete un po’ nelle atmosfere della serie tv, ancora attuale dopo oltre dieci anni, così come sarà attuale per molto tempo ancora questo thriller, perché ‒ come ci ha insegnato Agatha Christie ‒, la natura umana non cambia mai.



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