L’uomo di fumo

L’uomo di fumo

Londra, 1885. Essere un detective non è mai stato facile. Giornate senza orari, sempre in strada, pasti fugaci e di fortuna che definirli “spazzatura” sarebbe un complimento. Ma William Pinkerton non si è mai lamentato, anzi. Ha conosciuto quella vita già da bambino, grazie al padre Allan poliziotto prima e investigatore privato poi, e da allora non ha mai immaginato per sé una vita diversa. Ma ora, mentre esausto si dirige verso il Metropolitan Hotel di Londra, pensa che forse quella vita che ha deciso di condurre sta diventando un po’ troppo pesante. La moglie e le due figlie, rimaste a Chicago, non le vede ormai da tempo e le lettere non sono più in grado di colmare la distanza; il sonno non è mai abbastanza, complice il fuso orario al quale non si è mai abituato e la dieta europea sinceramente non lo fa impazzire. E poi c’è la questione di Charlotte Reckitt. Soprattutto quella questione, in grado di fargli compiere la traversata dell’oceano Pacifico pur di risolverla. Il nome di quella donna è comparso nei fascicoli di un vecchio caso: quello di Edward Shade, cruccio degli ultimi anni del padre, morto senza riuscire a dare un volto a quell’uomo e di cui si è fatto carico William. E Charlotte è l’ultimo legame con quell’ombra e per poco non è riuscito a raggiungerla... Mentre infila la chiave della stanza nella toppa, ripensa alla notte scorsa quando ha pedinato la donna fuori da un teatro e allo sguardo terrorizzato che gli ha rivolto, prima di divincolarsi dalla sua stretta e saltare giù dal ponte, verso le acque fredde e tumultuose del Tamigi…

Leggendo il secondo romanzo dello scrittore canadese Steven Price non si può non notare l’estrema somiglianza dell’atmosfera con i ben più noti lavori dello scrittore inglese Charles Dickens. È una Londra in pieno stile vittoriano a fare da sfondo a questa narrazione, che mescola il genere crime con quello horror, attingendo a piene mani dai capisaldi di queste tradizioni letterarie. Il tutto condito con un pizzico di realtà: è ad Allan Pinkerton, infatti, che si deve la creazione della prima agenzia investigativa privata, la “Pinkerton Agency”, fondata nel 1850 in America. E come il suo alter ego letterario muore senza poter arrestare il famigerato Edward Shade, così anche il Pinkerton storico morirà senza poter mettere le mani (e le manette) al famoso criminale Jesse James. Le oltre 800 pagine dello scrittore canadese (vincitore del Gerald Lampert Award nel 2007 e del ReLit Award nel 2013) scorrono facilmente, nonostante i numerosi flashback; riscontrabili alcuni riferimenti alla serie televisiva “Penny Dreadful”, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi di Charlotte e Adam Foole e del loro rapporto. Unica nota stonata, la trascrizione dei dialoghi tra i personaggi: nessun segno di punteggiatura soccorre il lettore per facilitarlo nel capire quando inizia/finisce un dialogo e quando, invece, riprende la narrazione esterna.



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