L’uomo di Marte

L'uomo di Marte

Ares 3 è la terza missione della NASA a portare astronauti su Marte. Le prime due sono andate alla grande, ma il proverbio “Non c’è due senza tre” stavolta non ha funzionato. Entrati nell’orbita del Pianeta Rosso dopo 124 giorni di viaggio sulla navicella “Hermes”, spinta da un motore a ioni, i sei membri dell’equipaggio sono scesi sul suolo marziano a bordo di un MDV (Mars Descent Vehicle), che ha raggiunto un campo-base già attrezzato dalle missioni precedenti con un Habitat (Hab), ovvero una “supertenda” in grado di sintetizzare ossigeno e acqua, e un MAV, il veicolo che serve a risalire a bordo della “Hermes”. Dopo pochi giorni però, una terrificante tempesta di sabbia con raffiche a 175 km/h li ha investiti: il MAV è progettato per resistere ad un massimo di 150 km/h, quindi Houston ha dato l’ordine di abortire la missione e ripartire prima che il MAV si capovolga, intrappolando l’equipaggio su Marte. Mentre gli astronauti in fila indiana, sferzati dalla polvere, si dirigono al MAV, un’antenna strappata dal tetto del MAV dal vento si conficca nel fianco di Mark Watney, ingegnere e botanico della missione. Esanime, l'uomo scompare nel turbinio della polvere rossa. I compagni lo cercano per qualche minuto, ma credendolo morto e per evitare il totale disastro decollano senza di lui. Unico piccolo “problema”: Mark non è morto. È soltanto ferito, e il sangue ha tappato la falla nella sua tuta, salvandolo dal soffocamento. Ora si trova da solo su Marte, senza poter comunicare né con la Terra né con i compagni su “Hermes” per avvertirli di tornare a prenderlo. E la prossima missione su Marte, Ares 4, è prevista… vediamo… ops! dopo quattro anni…

Ennesimo esempio di bestseller “reclutato” dalle major editoriali Usa su Amazon (pubblicato dall’autore nel 2012 con Kindle Direct Publishing, ha totalizzato 35.000 download in 3 mesi, prima che i diritti venissero acquistati curiosamente prima da un editore di audiolibri, Podium, e poi a peso d’oro dalla Crown, per non parlare del fatto che nel 2015 esce la versione cinematografica per la regia di Ridley Scott), il romanzo d’esordio di Andy Weir stupisce per la sua freschezza, per lo humour, per il suo essere un invincibile page-turner malgrado l’apparente staticità della trama. L’idea del “naufrago” su Marte non è affatto nuova, è vero (pensiamo soprattutto a Prigioniero del silenzio di Rex Gordon  per la letteratura e a SOS Naufragio nello spazio o Stranded - Naufraghi per il cinema), ma Weir la tratta con un tale entusiasmo da impedire al lettore di “guardare da fuori” il romanzo smontandolo e mettendone a nudo i meccanismi interni. Semplicemente, ci si diverte da pazzi a leggerlo: a patto naturalmente di essere interessati al tema. Se negli ultimi anni non vi siete persi Apollo 13, Mission to Mars, Red planet e Gravity con L’uomo di Marte avrete un orgasmo, garantito. Unico difetto - ma in fondo è un peccato veniale e un po’ di sospensione dell’incredulità non ha mai fatto male a nessuno - è aver probabilmente esagerato nel disegnare questo protagonista che sembra Bob Aggiustatutto, capace di riparare nei modi più ingegnosi qualsiasi (e sottolineo qualsiasi) oggetto, per quanto complesso. Addio idraulico, addio falegname, addio antennista, addio elettricista, addio muratore: arriva Mark Watney, il sogno proibito di ogni moglie.



 

 

 
 
 
 

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