L’uomo nel fango

L’uomo nel fango

In un futuro imprecisato, da quasi due anni, Elvis e Fanni vivono da soli nella periferia degradata di una metropoli senza nome. Elvis ha dieci anni, Fanni è più che adolescente. Il Caseggiato A, in cui vivono, è speculare al Caseggiato B: “I palazzi, gemelli e solitari, erano stati costruiti in una periferia inesistente, su un altopiano sabbioso, in anticipo sul progresso. Ma il progresso aveva cambiato strada, la città era cresciuta da tutt’altra parte. Senza fognature, senza mezzi pubblici, con una sola strada male asfaltata che li collegava in città”; al piano terra del Caseggiato B era anche stato aperto un piccolo supermercato di roba rubata, ma “l’impresa era fallita in fretta a causa dei furti frequenti”. Entrambi i palazzi sono abbandonati e fatiscenti. Di rado Elvis e Fanni, a turno, raggiungono la città per recuperare ciò che serve a una sopravvivenza minima. Un giorno Elvis trova un uomo, immobile, in piedi, col capo chino e gli occhi chiusi, immerso in una pozzanghera di fango fino alle caviglie. Interpellato, l’uomo si desta, ma non sa e non ricorda nulla, né di se stesso né del mondo. Elvis si convince che sia Pietro, che Pietro sia finalmente tornato, e lo convince a trasferirsi nell’appartamento che condivide con Fanni; quest’ultima, però, è certa che non si tratti di Pietro, e che sia meglio mandarlo via, per non turbare un rapporto ambiguo fatto di rituali e mancanze, ma soprattutto per evitare il peggio…

L’uomo nel fango è un racconto (40 pagine) perfetto, ritmato e suggestivo. Rispetto al suo romanzo d’esordio, La verità che ricordavo (Codice, 2018), Milanesio qui opta per atmosfere surreali, oniriche e apparentemente allegoriche. Ritornano i temi dell’identità e della memoria, ma declinati in tutt’altro impianto. L’autore è bravo a costruire i personaggi, a farne scorgere soltanto le asperità e le vaghezze, e a esporre i dettagli nell’ordine migliore affinché contribuiscano sempre al climax narrativo. Alcune descrizioni e motivazioni si limitano ai cliché del genere distopico o del thriller, ma ciò appare d’altronde inevitabile considerata la mole esigua del testo e l’obiettivo di condurre il lettore verso una conclusione ideata fin dall’inizio. Semplicità ed efficacia sono i punti forti de L’uomo nel fango, che conferma l’abilità di Milanesio nel puro storytelling pur non rappresentandone appieno la cifra, la creatività e il potenziale. Una lettura breve ma appagante.



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