L’uomo sentimentale

L’uomo sentimentale
Un tenore catalano, noto nell’ambiente con l’epiteto di Leone di Napoli, giunge a Madrid sull’onda di un crescente successo internazionale per interpretare il ruolo di Cassio nell’Otello di Giuseppe Verdi. La città dove, ancora bambino, in seguito alla morte della madre fu trasferito e cresciuto da un padrino alquanto severo, gli appare triste e solitaria come non aveva viste nel corso dei suoi numerosissimi viaggi all’estero. Le sue giornate trascorrono tra il lussuoso hotel dove ha preso alloggio e il Teatro de la Zarzuela dove si reca ogni giorno per fare le prove. Fino a quando stringe amicizia con Dato, diligente e indispensabile accompagnatore personale di Natalia Manur, moglie di un facoltoso banchiere fiammingo. La donna, tanto bella quanto afflitta da dissoluzioni malinconiche, appare legata al proprio ambizioso e pedante consorte da un legame misterioso che accresce a poco a poco nel tenore il desiderio di far breccia nel suo cuore…    
Qual è la natura psicologica e umana dell’amore che affiora da L’uomo sentimentale, romanzo di Javier Marías del 1986 uscito in Italia nella mirabile traduzione di Glauco Felici? Qual è inoltre  l’atteggiamento interiore con cui i protagonisti si confrontano con la sua realtà enigmatica? Nel libro non si coglie la loro palpitante partecipazione emozionale al suo dispiegarsi, ma piuttosto i contenuti interiori, i risvolti intimi e così abitualmente ignorati e oscurati; e questo in antitesi alla narrativa dominante che guarda più al flusso corrente della trama che non ai rimandi più profondi. Le intensissime pagine, che lo scrittore spagnolo dedica ai suoi interpreti, rivelano non solo straordinarie doti espressive e descrittive, ma anche contestuali elevate capacità di introspezione all’interno delle loro angosce e delle loro tristezze, delle loro inquietudini e delle loro speranze ferite. In virtù di una scrittura che ha leggerezza e immaginazione nell’adattarsi al linguaggio dotato di un senso nascosto e segreto, il lettore non può fare a meno di ricercare quello che avviene nella interiorità e nella soggettività di ognuno di essi. Un senso decifrabile solo se ci si confronta con le parole che vengono dette e anche quelle che non vengono pronunciate, ma che sono riconosciute nel loro intrinseco significato solo dall’intuizione. Perché proprio grazie alle parole che Javier Marías non ha voluto trovare, la sua prosa conserva intatto il mistero che rende affascinante la lettura.

 

 

 

 
 
 
 
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