L’uomo senza qualità

L’uomo senza qualità

Ulrich, poco più che trentenne, è un matematico colto, raffinato e dotato di un ricco bagaglio di qualità umane. Vive con estremo disagio la propria condizione di intellettuale in un contesto sociale che va sempre più deteriorandosi sotto il profilo etico e culturale. Siamo nei primi anni del Novecento. La Vienna che fa da sfondo alla sua esistenza grigia e indolente è ormai una città che appare come pietrificata da paradossi e ambiguità, in cui il tempo viene scandito dal ritmo formale delle convenzioni sociali. Il suo crescente disorientamento lo spinge ad abbandonare la propria carriera scientifica, persuaso che non sia quella la strada più adeguata alla ricerca del senso più profondo della vita. Si sente come un alpinista che scavalca una catena dopo l’altra senza mai vedere una meta. Su sollecitazione del padre entra a far parte di Azione Parallela: un comitato appositamente istituito per promuovere le celebrazioni del settantesimo anniversario dell’ascesa al potere dell’imperatore austro-ungarico Francesco Giuseppe II. L’organismo, costituito da personaggi di alto profilo sociale ma di bassa statura morale - pur essendo stato concepito per cercare di rilanciare i fasti imperiali - paradossalmente gli consente di constatare, sotto diverse angolazioni, l’evidente stato di decadimento di una società che ha ormai divorziato dai valori più autentici. Un’esperienza al termine della quale ritroverà la sorella Agathe e insieme con lei un nuovo percorso di vita...

Iniziato a scrivere al termine della Prima Guerra Mondiale - lo snodo storico che segna il crollo dell’Impero Austro-Ungarico - e rimasto incompiuto per la sopraggiunta morte dell’autore nel 1942, L’uomo senza qualità rappresenta uno dei capolavori assoluti della letteratura del Novecento. Costituito da un corposo volume di quasi milleottocento pagine, il romanzo deve la sua fama non già alla trama, che è pressoché inesistente, quanto invece alla penetrante capacità di osservazione dello scrittore austriaco. Robert Musil riesce a scavare, con occhio ironico e con spietata precisione, dentro l’impalcatura obsoleta di una società che volge irreversibilmente al tramonto. Ulrich non è affatto un uomo privo di qualità, come il titolo potrebbe incautamente suggerire, ma piuttosto la figura emblematica di una civiltà ricca di passato e priva di futuro, che appare immobilizzata per troppa nobiltà e troppo sapere. Che non intende rassegnarsi alla propria deriva e vi oppone la ricerca disperata di qualcosa che valga per il proprio valore intrinseco. Un’opera densa e verbosa, fatta di profonde riflessioni filosofiche che si stringono attorno a tematiche ancora capaci, a distanza di molti anni, di catturare l’interesse del lettore. Pur costringendolo al cimento di una lunghissima e intensa lettura.



 

 

 

 
 
 
 

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