L’uso della vita - 1968

L’uso della vita - 1968
Dal febbraio 1968 al gennaio 1969 Pisa vive una stagione di intenso fervore politico. Le università sono state occupate e gli istituti secondari sono in agitazione. La città è attraversata da frequenti manifestazioni studentesche alle quali a poco a poco si uniscono anche gli operai provenienti dalle cave di marmo di Carrara, dagli stabilimenti industriali della Piaggio di Pontedera e della Richard Ginori di Firenze. Marcello, neolaureato di ventiquattro anni, è stato invitato dai dirigenti locali del PCI a rassegnare le proprie dimissioni, reo di aver attaccato la linea culturale e politica del partito su una rivista e nel corso di un’assemblea pubblica. Il movimento studentesco, a cui egli ha aderito con passione non immune da alcune remore di ordine culturale, è diviso al suo interno tra la componente oltranzista capitanata da Adriano Sofri e quella più moderata e legata agli apparati della FGCI che è guidata, invece, da Massimo D’Alema. Nel frattempo il giovane ottiene un posto da supplente nel liceo che aveva frequentato a Pontedera, dove aveva vissuto fino a quando la convivenza in famiglia non era ancora stata incrinata dalle continue discussioni con il padre, ex partigiano e comunista ortodosso… 
Docente universitario, scrittore, saggista tra i più autorevoli esponenti della critica letteraria italiana, Romano Luperini con questo suo romanzo riporta improvvisamente indietro le lancette dell’orologio nel cuore della rivolta studentesca del ’68, laddove i personaggi creati dall’immaginario dell’autore si muovono accanto a quelli reali di Sofri, D’Alema, Bompressi, Della Mea e del poeta Fortini. La rappresentazione che ci viene consegnata è forse quella più simbolica di una costante della vicenda politica della sinistra italiana: la sconfitta di un sogno infranto. Percorre il libro un’intensità non di rado tragica nella figura dei suoi giovani protagonisti: da Marcello, preda di dubbi che gli impediscono di aderire con entusiasmo alla passione politica e di ansie che non gli consentono di dare compiutezza sessuale alla relazione amorosa con Sandra, a sua volta riottosa e impenetrabile, fino a Ilaria e Soriano, creature leggere e fuggevoli ma costrette a pagare pegno per la propria imprudenza. Il tutto, affrontato da un’ottica niente affatto nostalgica o revisionista, ma al contrario sobria e onesta, che non fa che confermare la profonda coscienza critica di un intellettuale di grande valore. 

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