L’uso improprio dell’amore

L’uso improprio dell’amore

Dargli piacere è la cosa che più desidera al mondo: Camille sta morendo, la madre non c’è più, nessuno le allaccerà più i pattini, sono troppi anni che non può dire ad alta voce che ha paura. Ma se gli lascia il comando finalmente potrà mostrarsi fragile, obbediente. Magari anche dirglielo, che ha paura. Perché il mondo sta impazzendo. Perché la morte sta sfidando il suo controllo. Perché ha dovuto inventarsi una variazione del gioco per poter camminare accanto a lui mano nella mano, ma Monsieur è troppo coraggioso, e questo ha fatto perdere forza alla sua presa, perché ora deve fare l’angelo per Camille e non lo sa più fare, forse, e probabilmente cadrà per terra sul ghiaccio e non vorrà più alzarsi e dovrà essere Monsieur a prenderla in braccio, e le dirà che Marion non se ne andrà via da Provins, che Camille non morirà, che sua madre verrà ancora a raccontarle le favole della buona notte e che lei dovrà solo obbedirle, obbedire a tutte le sue regole e allora sarà al sicuro…

Il rosso è il colore del coraggio, è una tinta che non teme di farsi guardare. È ricorrente nel romanzo di Carla Vangelista. E non è un caso che sia il colore della passione e dell’amore. Perché l’amore ‒ appunto ‒ non teme di farsi guardare. Anzi, se è un amore vero non si può far finta di non vederlo. Si nota e si fa notare. Soprattutto se esplode nel grigiore di una quotidianità sempre uguale, per la quale non si pensa di avere nessun merito. Se le cose vanno come vanno è perché seguiamo un percorso già tracciato. Questo almeno è quello che si ritrova a pensare Guy. Che ha davvero tutto per essere felice. Non è povero. Non è disoccupato. Non è solo. Non è in cattiva salute. Vive a Parigi. Eppure non è felice. Un giorno poi per caso sale in un taxi, all’interno del quale si rifugia per sfuggire a uno dei tanti improvvisi rovesci che caratterizzano la capitale francese e incontra lei. E niente sarà più come prima. Tutte quelle regole si dissolvono come neve al sole. Ne seguirà delle altre, ma ben più simili alla sua anima… Di estrema leggibilità, misurato, con un uso sapiente delle parole, una gran tenuta narrativa e un ottimo ritmo (si vede che Carla Vangelista è anche esperta di cinema, traduzione, dialoghi e doppiaggio), L’uso improprio dell’amore è una storia intensa e coinvolgente, semplice ma mai banale, emozionante senza retorica, piena di spunti di riflessione, suggestione e chiavi di lettura.

LEGGI L’INTERVISTA A CARLA VANGELISTA



 

 

 

 
 
 
 

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