La 19a moglie

La 19a moglie
1875. Ann Eliza Young ha circa trent’anni quando pubblica la sua autobiografia. La sua è la storia di una donna cresciuta seguendo i principi della religione della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, fondata nel 1830 da Joseph Smith e conosciuta meglio come Chiesa Mormone. Ann Eliza ha visto sua madre accogliere nel letto del marito una seconda moglie; poi una terza, una quarta e una quinta, perché la religione mormone afferma che il matrimonio plurimo, definito “matrimonio celeste”, sia frutto della volontà da Dio e il principale viatico per la salvezza eterna. Nel 1868, a soli ventiquattro anni, Ann Eliza è già divorziata e ha due figli, quando sposa Brigham Young, il secondo presidente della Chiesa Mormone, che all’epoca ha sessantasette anni. Così la giovane donna diventa la moglie numero 19 di Brigham. Ma nel 1873 Ann Eliza si ribella a questo sistema e, con un gesto che suscita enorme scalpore, chiede il divorzio e viene immediatamente scomunicata per apostasia. Ottenuto il divorzio, Ann Eliza inizia a una serie di conferenze in tutti gli Stati Uniti per denunciare la poligamia, fino a quando, nel 1875, testimonia davanti al  Congresso degli Stati Uniti d'America: la poligamia è ufficialmente sconfitta e nel 1890 avviene il primo scisma nelle Chiesa Mormone, con la nascita della Chiesa dei Primi Santi degli Ultimi Giorni, una setta che continua a praticare la poligamia. Oggi. Jordan Scott è un ragazzo omosessuale di vent’anni che, all’età di quattordici anni, è stato cacciato via dalla sua famiglia e dal suo paese ˗ Mesadale, nello Utah ˗ avamposto della Chiesa dei Primi Santi degli Ultimi Giorni, e si è rifugiato in California. Un giorno legge sul “St. George Resister” che la madre BeckyLyn una sera ha imbracciato un fucile Big Boy calibro 44 magnum e ha sparato al marito. Jordan decide di fare ritorno nello Utah per conoscere la verità e cercare di aiutare sua madre, moglie numero 19…
La 19a moglie è una crime story, una biografia, un romanzo storico e un testo metanarrativo che affronta i temi della poligamia e dei misteri della fede di un mondo a noi lontano e sconosciuto: quello della Chiesa Mormone. L’autore, David Ebershoff, è uno stimato editor americano, insegnante di scrittura creativa in varie università, e vera e propria fabbrica di bestseller. La trama de La 19a moglie, “mattone” di 732 pagine (che però si leggono davvero in modo scorrevole), si muove parallelamente in due direzioni, seguendo le vicende di Jordan Scott, alle prese con l’omicidio del padre, apparentemente ad opera della madre, e la biografia di Ann Eliza Young, donna avvolta da un’aura di eroismo, l’unica che sia riuscita a ribellarsi ad un sistema fondato sulla poligamia, tant’è che si presume che in realtà Ann Eliza non sia stata la diciannovesima moglie, ma la ventisettesima o addirittura la cinquantaduesima. Nel ricostruire le sorti della Young, Ebershoff si è servito di fonti di prima mano, soprattutto dell’autobiografia della donna Wife No. 19, che qui ritroviamo trascritta con le correzioni di fantasia dovute alle esigenze narrative. Si parte dalle origini della setta per arrivare al grande scisma del 1890, che vide una piccola schiera di fanatici rifugiarsi in un piccolo paesino per continuare a costruire i propri harem personali, per arrivare ai giorni nostri, in cui una piccola comunità vive ancora con i precetti dell’Ottocento, nutrendosi di solo fanatismo religioso. Intrecciando passato e presente, finzione e verità storica, David Ebershoff ha saputo costruire un romanzo che gronda dolore, tristezza, spesso solitudine, condendolo egregiamente con un plot ricco di segreti e di misteri, che vengono svelati solo nelle ultime pagine, dopo aver attraversato una serie di inferni sociali e morali.



 

 

 

 
 
 
 
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