La ballata dei giorni della pioggia

La ballata dei giorni della pioggia

È il settembre del 2012, Gentile è morto giusto un anno prima. Lei lo ricorda, in attesa del suo programma radiofonico preferito, mentre si accinge a cucinare e appena conclusa la sua ultima telefonata, proprio lei ad aver sentito per ultima la sua voce calda e sveglia. Il panorama del ricordo è quello che vede adesso, una Sperlonga prosciugata da una forte mareggiata e battuta dal vento frizzante, eppure placata, in un orizzonte di terraferma che si bagna nel mare, fermo. Il giorno in cui è morto si insediava il nuovo governo, e lei, piccola rotella degli ingranaggi amministrativi dei Palazzi, lo viveva dal di dentro; allora come in seguito e come era da tempo prima di quel 2011, ricopriva diligentemente il suo posto nella macchina burocratica che pachidermica si muove guidata, con difficoltà ma con millantata prosopopea, da manovratori di potere raffinatamente malsani. Ed è il 2010, e Gentile racconta della sua stessa nascita, quasi epica, narra della storia di una terra di mare. E poi è il 1955 e il 2009, le vicende si succedono e ritornano, secondo curve che tratteggiano il ritratto di un Paese, l’Italia, attraverso la storia di due vite, diverse eppure complementari…

Un diario più che un romanzo questo di Maria Caterina Prezioso, che dopo la poesia, la scrittura giornalistica, la scrittura drammaturgica e il teatro-danza, continua da anni con la forma del romanzo a raccontare storie: ora è il turno di questa, al di qua e al di là del tempo presente, come era stato anche per le tre storie romane e transgenerazionali di Cronache binarie (2011). Ora, in soluzione omogenea, sebbene con azione scandita secondo capitoli-date, un romanzo narra un’unica storia di un passato e un presente fuori e dentro le maglie della società italiana. La Storia prende corpo in un lui e una lei le cui affinità elettive travalicano il tempo e le contingenze e plasmano ‒ in un racconto incrociato di emozione e burocrazia ‒ la forma (mentis e operante) del nostro Belpaese; insieme è la storia di due generazioni, o semplicemente di due vite. Senza soluzione di continuità si salta di data in data, da passato a futuro e viceversa senza tuttavia riconoscere un vero e proprio presente da prendere come metro dell’azione. È una vicenda che è accaduta, quella dei protagonisti, ma che continua ad accadere nelle tracce degli eventi che, sempre fresche, non accennano a perdere in profondità, in freschezza. Non tradisce l’amato risvolto sociale l’autrice, che con sagacia ed un linguaggio a volte quasi da ufficio descrive senza mezzi termini Gormiti, fantocci e persone reali, abusi, velleità e pochezza della storia civile e politica di cinquant’anni come di dieci minuti fa.



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