La bambina che somigliava alle cose scomparse

La bambina che somigliava alle cose scomparse

Pulce è una bambina di sette anni dotata di un’indole vivace e di uno spiccato senso della curiosità. Nonostante a scuola risulti una studentessa diligente, i genitori non fanno altro che riprenderla e punirla per le monellerie che compie tra le mura domestiche. In particolare le rimproverano continuamente di non comportarsi in modo disciplinato come il fratellino, la sorellina e i cuginetti. Stanca di essere considerata sbagliata e di sentirsi dire di comportarsi come qualcun altro, un bel giorno Pulce Indossa un vestitino pulito, s’infila le scarpe da ginnastica e dopo aver indugiato un attimo a osservare la bambola preferita esce d’impeto di casa per compiere una lunga passeggiata nel parco alla ricerca di un po’ di tranquillità. Con sé non porta alcun fagotto con ricambi, provviste e giochi; ma la sua decisione di allontanarsi provvisoriamente dalle pretese familiari assomiglia assai più a una fuga che promette di essere duratura. Durante il suo cammino la bambina incontra dapprima il giovanotto che abita nella casa di fronte, seduto in lacrime sulla scalinata della Chiesa Vecchia addolorato per la scomparsa della madre; quindi un vecchietto angosciato intento a rovistare per terra alla ricerca della chiave di casa persa per la terza volta. E poi anche un laghetto capace di parlare e di confidarle le sue pene d’amore e altro ancora…

Traduttore, scrittore, editor, agente letterario, ghost writer e cofondatore della casa editrice “La Nave di Teseo”, Sergio Claudio Perroni, in questo suo ultimo libro pubblicato a pochi mesi dalla sua scomparsa, ci offre una prova narrativa in forma di fiaba che appare rivolta tanto ai lettori più giovani quanto a quelli adulti. La sua incursione nei luoghi sempre persi e ritrovati della tradizione fiabesca mira, con avvolgente grazia creativa, a trasfigurare le vicende in un convincente equilibrio di fantasia e di realtà. Magia e sostanza si cercano senza sosta lungo la narrazione, sorrette da una scrittura che ha il pregio di restare semplice e concreta, coinvolgente e incantevole, ma anche di folgorante immediatezza morale. Tra le pagine del libro, impreziosite dal fine tratteggio illustrativo in bianco e nero di Leila Marzocchi, la liberazione dirompente dell’immaginazione risulta funzionale al desiderio di farsi strumento di riflessione stimolante e impegnata del percorso adolescenziale. Perroni si congeda da noi confermandosi autore versatile, capace di sfornare una pietanza di amabile bontà, condita con accenti delicati e di contenuta emotività, in cui c’è tutto, ma proprio tutto ciò che deve avere una fiaba per essere bella. La si divora in poco tempo e lascia un gradevolissimo, delicato sapore di cose buone, genuine e gustose.



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