La bambina e il sognatore

La bambina e il sognatore
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Nani si sveglia di soprassalto con il cuore in gola e la voglia di urlare. Ha fatto di nuovo uno dei suoi incubi. Solo che stavolta non ha sognato sua figlia Martina, che ha perduto da poco a causa di una terribile leucemia, ma una bimba sconosciuta che indossava un cappotto rosso. Nel sogno Nani ha provato ad aiutarla e a portarla a scuola, al sicuro, dove nulla potesse accaderle, ma non ci è riuscito. La piccina è stata avvolta da una frotta di uccelli bianchi e neri che gracchiavano, correvano, svolazzavano, impedendo a Nani di trarla in salvo. È strano per Nani non aver sognato Martina, strana la somiglianza tra le due bambine, nel loro modo – quasi buffo – di camminare. Al risveglio l’uomo è scombussolato, gli tremano le mani e mentre si rade accende la radio per distrarsi dai pensieri cupi che l’attanagliano. Ad un certo punto una voce di donna sta parlando di una bimba scomparsa nella città di S., in un quartiere di periferia. La bimba portava un cappotto rosso. Nani si precipita a scuola, è un insegnante. Solo tra i suoi alunni la sua anima riesce sempre a placarsi, il pensiero non va più alla sua famiglia distrutta dal dolore per il lutto subito. I suoi alunni sono la sua vita ora. A loro insegna a pensare, a ragionare con la propria testa, a non discriminare, racconta loro lunghe favole che li incantano e solleticano il loro intelletto. Nani ha deciso: cercherà la bambina scomparsa…

Per la prima volta Dacia Maraini, una delle più note scrittrici ed intellettuali del nostro Paese, si cimenta con un romanzo il cui protagonista è un uomo. È di certo una sfida importante per la scrittrice fiorentina che ha creato molte delle eroine più note in Italia e che ha sempre declinato le sue storie al femminile. Una scommessa riuscita. Nani, il suo protagonista, è un “papà chioccia”, un maestro di quelli che tutti avremmo voluto incontrare nel nostro percorso di studi: aperto, disponibile, empatico. La Maraini si cimenta in un noir dalle molte sfaccettature: come in una scatola cinese, la prima bimba scomparsa non è che il preludio di una serie di crimini, sempre più efferati, con cui il protagonista dovrà avere a che fare. Nani avrà contro tutti: gli abitanti del suo piccolo paese, i genitori della bimba scomparsa, la sua ex moglie. Solo i suoi alunni resteranno sempre al suo fianco. Lo stile della Maraini è sempre unico ed inconfondibile: un scrittura che non fa voli pindarici ma che tiene il lettore sempre con il fiato sospeso. Probabilmente, a mio avviso, in questo romanzo la Maraini ha tenuto assieme troppi argomenti complessi rischiando di trattarli un po’ con “leggerezza”, senza mai toccare il cuore di nulla, strizzando l’occhio a romanzi (mi permetto di citare per esempio quello di Paolo Sortino Elisabeth) che hanno scandagliato solo un determinato avvenimento di cronaca mostrandone tutta la complessità. Troppo didascaliche anche le posizioni del maestro Nanni durante le lezioni con i bimbi: lunghe favole che hanno come scopo insegnare ai bimbi la tolleranza, la libertà di pensiero, l’amicizia. Tutti valori importanti, ci mancherebbe. Ma c’è un retrogusto stucchevole che resta sul palato e che non rende poi fluida la storia. L’identificazione tra il personaggio Nani e la scrittrice Maraini è inevitabile in alcune riflessioni che il maestro compie molto di frequente (ci sono lunghi passaggi sulla tolleranza tra culture differenti con approfondimenti sulla questione araba, lunghe riflessioni sull’integrazione delle minoranze arabe nel nostro Paese) che però, a mio avviso, appesantiscono l’intera struttura narrativa. La Maraini è una donna colta e una intellettuale apprezzata nel nostro Paese, probabilmente in questo caso sarebbe stato più opportuno scindere il piano romanzesco dalle riflessioni socio-politiche.



 

 

 

 
 
 
 

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