La battaglia della vita

La battaglia della vita

Le sorelle Grace e Marion danzano sul prato sotto gli occhi delle raccoglitrici di mele, mentre alcuni menestrelli inviati presso la casa delle ragazze dallo spasimante di Marion, l’affettuoso Alfred, suonano le ballate. Il dottor Jeddler, grande filosofo, si affaccia sulla soglia e osserva le figlie. Ad occuparsi della famiglia e apparecchiare la tavola per la colazione affinché vengano accolti con riguardo gli ospiti in arrivo, gli avvocati Craggs e Snitchey, si fanno avanti il servo Britain e la domestica Clemency Newcome. La proprietà sorge dove un tempo si combatté una cruenta battaglia, il terreno intriso di sangue e resti delle ossa polverizzate è un monito costante per il dottor Jeddler che ritiene una farsa l’entusiasmo delle figlie, i buoni sentimenti e l’ilarità che accompagna le feste e le ricorrenze, in quel luogo dove “le radici affondano negli uomini e non nel terreno.” Mentre è aspettativa di tutti che Marion sposi Alfred e si attende che il giovane concluda i suoi affari, la ragazza, che non lo ama, fugge con un altro uomo, Michael Warden, che da tempo mostra interesse nei suoi riguardi, gettando familiari e amici nello sconcerto. Marion non è interessata ad Alfred, ma ha sensibilità sufficiente da comprendere che la sorella maggiore Grace ne è innamorata. Trascorrono così sei anni, durante i quali i familiari della giovane e il mancato sposo convivono con la perdita, mentre Marion si rifugia presso una zia con cui il dottor Jeddler ha interrotto i rapporti. Il destino però ha in serbo altri cambiamenti e giunge anche il momento per chiarirsi e rappacificarsi…

Il 1846 è un anno impegnativo per Charles Dickens: affronta un viaggio in Svizzera e un trasferimento a Parigi con la famiglia, e segue alcune tra le sue più importanti pubblicazioni; vede la luce la raccolta di scritti dedicata ai viaggi in Italia, Impressioni italiane, e qualche mese dopo esce il primo fascicolo del romanzo Dombey e figlio. A dicembre, per concludere l’anno come già aveva fatto in precedenza, esce il quarto racconto di Natale dei cinque scritti nel corso della sua carriera. La battaglia della vita non è tra i più significativi e manca del potere immaginifico e dello stile che possiedono gli altri, primo tra tutti Canto di Natale, che già nel 1843 vendette seimila copie. I personaggi e l’intreccio non sono accattivanti – Dickens ha abituato i suoi lettori a ben altro – e le atmosfere mancano della magia dei racconti dedicati al Natale. La storia è divisa in tre parti e l’ultima, ambientata sei anni dopo i fatti presentati all’inizio della narrazione, porta un finale affrettato e poco convincente. Spicca il legame tra le due sorelle, l’abnegazione dell’una per l’altra e la battaglia (La battaglia della vita o Lotta della vita a seconda delle traduzioni) cui allude il titolo si riferisce sia a quella che ha funestato il paese, sia a quella interiore che coglie Marion. G. K. Chesterton riferendosi ad alcuni scritti e frammenti dickensiani ipotizzava si trattasse di idee abbandonate, che lo scrittore aveva scelto di scartare per mancanza di tempo o scarsa volontà, mai sviluppate per quanto buone. Forse anche questo breve romanzo ha sofferto la stessa sorte, avvicinandosi a “quei libri che Dickens avrebbe potuto scrivere”.



 

 

 

 
 
 
 

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