La bella indifferenza

La bella indifferenza
Manda, alta un metro e cinquanta e con gli occhi di un cane pronto ad attaccare, capace di picchiare da sola due ragazze, è l’ultima dei figli degli Slessor. Gente di etnia zingara, arrogante e piena di aspettative, allevatori di cavalli arricchiti grazie alla ghisa e alla posa di moquette. Da frequentatrice di High Setterah, una villa che assomiglia ad un ranch yankee, Kathleen impara presto ad ammirare l’affetto irascibile e combattivo degli Slessor, così bilanciati e indistruttibili, privi di sentimentalismo ma pronti a punire quei crimini che “offendono” la filosofia di famiglia. Hannah sistema la scia di disordine lasciata dai bambini, calzini e vasetti di yogurt da sistemare, poi compone il numero di telefono sul retro del biglietto che le ha passato Anthea King. Risponde un’educata voce maschile, ma un conto è trovare il coraggio di chiamare e un altro è vestirsi elegante e guidare per 80 chilometri fino in città. Per cosa? “Tutti si meritano un po’ di soddisfazione”, così aveva detto Anthea, e l’Agenzia dà la certezza di discrezione e professionalità. E se John noterà il livido sul fianco potrò sempre dirgli di aver sbattuto sulla portiera dell’auto…
Una mattina, poco dopo il trasferimento nella nuova casa, ti accorgi che il giardino è pieno di insetti: sono api morte, rigide e composte, simili a fossili. Per dimenticare hai lasciato le brughiere del nord, i campi fradici e le persone che conosci. Ora che sei a Londra ti imponi di conoscere la città, vai nei centri commerciali, impari le linee degli autobus, vai alla ricerca di caffè accoglienti. Presto troverai un lavoro, fai colloqui, ti metti in lista con altri centosessanta candidati. E il giardino resta cosparso di api, una strage imprevista che colpisce per stranezza e mistero. Queste sono tre suggestioni dei sette racconti raccolti ne La bella indifferenza di Sarah Hall. Sono storie concrete, fortemente legate alla fisicità dei luoghi e delle persone. Si raccontano le imperfezioni e i desideri del corpo, che diventa di volta in volta delicato, sensuale o violento e pericoloso. E anche i luoghi rispondono a un realismo che non cede né al pessimismo né alla nobilitazione ideologia; sia che ci si trovi a Londra o su una spiaggia africana si entra in contatto con una natura primitiva, che mette in risalto i conflitti e tensioni appena celate. Questi racconti sono ben lontani dal dare una visione volutamente negativa dell’animo umano, sono piuttosto delle lucide fotografie nelle quali ci si rispecchia a volte con sorpresa (e un pizzico di vergogna, o di orgoglio). È notevole la capacità della Hall di trovare qualità e debolezze inaspettate in personaggi che raccontano di ognuno di noi, della profondità e imprevedibilità delle vite apparentemente più comuni. E del nostro desiderio di conservare, chissà perché, la nostra apparente normalità. Raramente si è consapevoli di trovarsi di fronte a uno scrittore di vero talento, ma dopo aver letto Sarah Hall non si può che sperare di poter aver presto tra le mani un’altra raccolta di racconti come questa. Consigliatissimo agli appassionati di racconti, delle atmosfere britanniche e più in generale a chi cerca un’ottima lettura che rimane in testa per un bel po’ di tempo dopo che si è chiuso il libro.

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