La bellezza è un malinteso

La bellezza è un malinteso
Milano. Sandrone Dazieri detto il Gorilla ha smesso di fare l'investigatore privato ormai da cinque anni, ora lavora come detective per una grande compagnia assicurativa - anche se lui (che non ha mai accettato fino in fondo questo nuovo mestiere) preferisce definirsi semplicemente 'consulente' - e a fine giornata se ne torna nel loft che divide con la bellissima moglie russa. Oh, e naturalmente con il Socio, la sua misteriosa altra personalità che emerge quando lui dorme e vive una vera e propria vita parallela. A ricordargli i suoi impegni di lavoro, roba che comprensibilmente non lo entusiasma affatto, c'è la sua assistente Francesca, che stavolta per esempio lo manda in quel di Lainate, dove c'è il magazzino della ABS, un'azienda di trasporti che denuncia la sparizione di merce per svariate migliaia di euro ogni anno. L'assicurazione vuole vederci chiaro e ha spedito Sandrone e il tecnico Simone a interrogare i dipendenti davanti a una telecamera nascosta e a un misuratore di stress vocale, una sorta di macchina della verità. Basta poco per individuare il colpevole dei furti, un autotrasportatore di mezza età di nome Davico. L'uomo protesta, piange e implora ma Sandrone è irremovibile, dopotutto è lì per fare il proprio dovere, anche se non è contento di farlo. Dopo tre ore, Davico si getta sotto la metropolitana. La moglie denuncia Sandrone, l'assicurazione non gradisce e gli toglie il caso, ma in fondo lui ha seguito la procedura e non rischia niente. Dopo l'interrogatorio dal magistrato, il Gorilla viene avvicinato da una donna meticcia dall'aria misteriosa che dice di chiamarsi Betty e gli mostra un video girato dalle telecamere della metropolitana nel quale si vede una ragazza dal look emo avvicinarsi a Davico e sussurrargli qualcosa all'orecchio proprio un attimo prima che lui si suicidi. Chi è la strana ragazza? E c'entra qualcosa con la morte dell'autotrasportatore?
Per quella che potrebbe essere l'ultima avventura del Gorilla - e questo è il massimo dello spoiler che ci caverete di bocca, promesso - Sandrone Dazieri sceglie un registro narrativo e delle atmosfere un po' distanti da quelle alle quali ci aveva abituato nei romanzi precedenti della saga. Si parte con un mistero inquietante dalle suggestioni quasi soprannaturali, un po' gotico e un po' horror giapponese à la Koji Suzuki che solo dopo qualche capitolo si scioglie in un plot giallo molto serrato e non facile da decifrare anche per i lettori più smaliziati ed esperti, per virare infine sul sociale affrontando la questione della violenza sulle donne e sui bambini in modo niente affatto banale. A questo percorso si affianca sottotraccia l'evoluzione del rapporto tra le due personalità che abitano il protagonista, giunto forse ad un punto di non ritorno. Tutto comunque in qualche modo - magari anche solo per ricalcarne l'ironica allegoria macabra - ruota attorno a un'installazione del controverso artista britannico Damien Hirst, uno scheletro intitolato "The Beauty is a Misunderstanding?" (da cui il titolo del libro, non a caso tradotto senza punto interrogativo) dal quale la ragazzina del video della metropolitana alla quale dà la caccia il Gorilla sembra ossessionata, e che risulterà al centro di un cupo intreccio di morte. Come di consueto in Dazieri, nel libro non mancano i riferimenti autobiografici: scrittore e protagonista si chiamano allo stesso modo, e ci risulta che anche le rispettive mogli abbiano molto in comune: non sorprende che lo scrittore abbia recentemente dichiarato sul suo alter ego letterario "Non l'ho mai considerato un personaggio seriale, quanto un personaggio che aveva una sua vita parallela alla mia e che ogni tanto intercettavo: come dare un'occhiata a un mondo parallelo e parlarne". Mi risulta che molti fan della saga del Gorilla siano rimasti delusi da La bellezza è un malinteso (e non solo per il finale): per quanto mi riguarda, è il migliore romanzo della serie.

 

 

 

 
 
 
 
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