La bellezza e la bestia

La bellezza e la bestia

Destape è l’espressione che le vecchie generazioni usano per riferirsi all’attuale esplosione nel vestire, o dovrei dire svestire. El destape! Lo sputano fuori; poi alzano gli occhi al cielo e uniscono i palmi delle mani in aria, come a dire: “cosa posso fare con mia figlia?”. Ma potrebbero anche esclamare: Dépense! Un’altra alzata di occhi: el dépense. Svestire, ecco cosa significa. Quando nel 1975 ha finalmente termine la dittatura franchista in Spagna il controllo della censura si ammorbidisce, cade un poderoso ostacolo simile al muro di Berlino e l’esibizione di nudi femminili in riviste e film spagnoli che ne segue viene nominata el destape. È l’annuncio dell’apocalisse. È come dire “fatti da parte”, il mondo si muove seguendo un’altra orbita. La Spagna esce dall’oscurità e il destape indica un nuovo stile di vita, che però non si limita solo a questo paese ma si diffonde nel mondo intero. Quando negli anni ’90 questo fenomeno raggiunge anche la Colombia è come un’esplosione che rompe improvvisamente le catene del passato, un’esplosione di sessualizzazione: dappertutto si vedono top, ombelichi, jeans aderenti…

La bellezza nella nostra società è diventata un’ossessione. Un valore. Un merito. In realtà non è nulla di tutto questo. La bellezza è una caratteristica. Non ha nulla di assoluto. Non è bello ciò che è bello. È bello ciò che piace. Ce lo hanno detto da sempre tutte le nonne, custodi imprescindibili della saggezza popolare. E lo diceva anche Kant, che una nonna non è stato mai, più o meno con gli stessi termini nella sua Critica del giudizio. Ormai non piacersi nel nostro modo che ha mercificato ogni cosa e che è asservito alla dittatura dell’immagine, con le conseguenze anche tragiche che spesso si ravvisano, è diventato un atto colpevole. È un’assurda malattia della nostra società che rende volgarmente erotico anche quello che non lo è e che non dovrebbe esserlo e che invece di includere esclude, anziché accogliere respinge. In questo saggio Michael Taussig, con una prosa talmente solida e capace di attirare e mantenere desta l’attenzione del lettore da far in più di qualche momento pensare che si stia leggendo un romanzo, sviscera la questione sotto ogni aspetto, e induce alla riflessione.



 

 

 

 
 
 
 

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