La biblioteca di Gould

Un assicuratore, dopo un grave incidente automobilistico, subisce gravi danni cerebrali. Inizia a scrivere racconti, ma immancabilmente, ogni mattina dimentica ciò che ha scritto il giorno prima e ricomincia da capo, arrivando a riscrivere per tutto il resto della sua vita lo stesso identico racconto… Nella città di Goran, vicino Varsavia, si parlano tre dialetti differenti, che risultano, in realtà, perfettamente identici tra loro: eppure gli abitanti di Goran non riescono a capirsi nonostante usino le medesime parole… Esiste una categoria di libri detti “matrioska”: possono essere letti dall’inizio alla fine, oppure leggendo solo determinate parole, o una parola sì ed una no, o solo la prima e l’ultima parola di ogni pagina, ottenendo sempre storie diverse e di senso compiuto… Ultimamente, a fare l’amore, capita di scambiarsi letteralmente di corpo col proprio partner, imponendo quindi un secondo rapporto per rimettere le identità al posto giusto, sempre che il partner non vada via prima, per incontrare magari un altro amante ed innescare uno scambio di corpi a catena…
Leggendo questo libro ho pensato subito a Toccare i libri di Jesús Marchamalo, un bellissimo saggio sul rapporto tra i lettori e le proprie librerie. Ma è un saggio, appunto. Quelli di Quiriny, invece, sono racconti, originalissimi, nati tutti dalla surreale aneddotica del misterioso signor Gould, collezionista di libri molto particolari, viaggiatore e chissà cos’altro. Si gioca sulla variazione sul tema, con libri che si auto correggono, libri che trasmettono elettricità o che si fanno leggere solamente se abbigliati elegantemente, oppure i già citati libri matrioska. Unica pecca è forse la mancanza di un finale che tiri un po’ le somme. Ogni capitolo rimane a sé stante e l’effetto generale è quello di trovarsi di fronte ad un catalogo, ad un prontuario di idee e trame potentissime ma ancora in fieri, geniali, ma solo accennate. Forse, allora, non dovremmo considerarli solo racconti, ma avendo tutti un denominatore comune, si è portati a sperare in un quid finale che sveli (almeno) qualcosa di più sullo stesso Gould e sulla sua invidiabilissima biblioteca.

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