La biga rapita

La biga rapita
8 febbraio 1902: a Monteleone, un piccolo paesino umbro, Isidoro Vannozzi, di professione contadino, trova scavando per caso nel suo campo una biga risalente all’epoca etrusca. Il maestoso carro in oro finemente cesellato vecchio di 2600 anni, viene venduto dall’ignaro villico in cambio di 950 lire: la somma necessaria per ristrutturare il tetto della sua cadente casa di campagna. Ad acquistare il capolavoro è il banchiere americano JP Morgan che ne fa subito dono al Metropolitan Museum di New York, che aveva aperto i battenti solo da pochi decenni e il cui direttore era bisognoso di ampliarne la collezione. Il Golden Charriot viene esposto con tutti gli onori in una gabbia di cristallo in una delle sale principali del Metropolitan. Cento anni più tardi il sindaco di Monteleone decide di citare in giudizio il prestigioso museo americano per riavere indietro il maltolto: la causa porterà alla luce dietro il ratto del carro misteri, complotti e risvolti politici ancora in cerca di soluzione...
Un episodio semisconosciuto della nostra storia viene riportato alla luce condito e arricchito degli elementi propri del thriller, anche grazie ad un ritmo serrato e denso di rimandi alle cronache del tempo. Come in una avvincente spy story Mario La Ferla - per trent’anni giornalista a L’Espresso - ricostruisce con dovizia di particolari l’intricata vicenda del prezioso carro conteso e cerca di scavare dietro responsabilità e ragioni del furto di una opera d’arte dal valore inestimabile opera di un artista sconosciuto ma geniale. Trafugare reperti non è storia nuova – provate a pensare ad Hitler e Napoleone – e spesso il maltolto non ritorna ai legittimi proprietari, tanto più quando è un paese forte come gli Stati Uniti a vantare diritti di proprietà. Quando visitiamo le sale dei grandi Musei del mondo dovremmo riflettere anche su questo...

 

 

 

 
 
 
 
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