La bisaccia del giornalista

La bisaccia del giornalista
Qual è il ruolo del giornalista in questa “età di mezzo” nella quale le nuove tecnologie stanno cambiando le nostre abitudini e i nostri comportamenti? Cosa possiamo mantenere della tradizione giornalistica presente nell’immaginario collettivo e cosa, invece, dobbiamo fermamente rifiutare per continuare a essere i baluardi dell’informazione? Siamo arrivati al punto di restituire al giornalismo il “ruolo di cane da guardia della società nei confronti del potere, di strumento di partecipazione e riscatto per i senza voce”. Ma non è semplice in una società in cui i mass media – e le televisioni in primis – hanno assolto la costruzione del consenso, dettando l’agenda delle priorità e decidendo cosa sia importante e cosa no. Nel gennaio 2010 Haiti viene colpita da un terribile terremoto: non si parla d’altro. Ma quando la commozione finisce e bisogna passare alla nuova tragedia del giorno, ecco che di fronte all’epidemia di colera che uccide 4.670 persone nella nazione caraibica, i telegiornali italiani dedicano 17 servizi contro gli 867 sull’uccisione di Sara Scazzi. Con internet, poi, ci ritroviamo nel mezzo di un racconto collettivo che riguarda i grandi fatti della storia e i minuscoli episodi della cronaca. Tutti insieme, tutti riportati alla velocità della luce. Sul web c’è qualsiasi notizia in tempo reale, è il new journalism: “Non importa (tanto) quello che dici. Non importa (tanto) come lo dici. Importa (sopra ogni cosa) che lo dici alla svelta. Come uno slogan. Come una pubblicità”…
Fuggendo da stereotipi e luoghi comuni, Fausto Pellegrini mette in piedi un saggio sul giornalismo che non parla solo di giornalismo, ma di tutti noi. Chi è oggi il giornalista? Come lavora? Cosa è rimasto in quella bisaccia fatta di esperienze, traguardi e insuccessi? Grazie a una scrittura scorrevole e a un’impostazione lineare e ben costruita, Pellegrini, vicecaporedattore di Rai News 24, ci mostra come sia cambiato il modo di fare informazione nell’era di internet. Le nuove tecnologie ci offrono la possibilità di cercare quelle fonti che un tempo erano inaccessibili, ma bisogna fare attenzione a non cadere nella trappola che privilegia la fretta alla velocità, la competitività alla competenza. Ed è qui che entra in gioco il valore aggiunto del professionista dell’informazione, capace di selezionare, processare, analizzare, confrontare e pubblicare una notizia che sarà poi aggiornata in un flusso continuo. Il giornalista multitasking e crossmediale si concentra sul processo di costruzione del pezzo in modo che questo possa essere usato in diversi ambiti (tv, internet, giornali), senza l’incombere della famosa deadline. La notizia, infatti, non ha più un inizio e una fine. Questo nuovo processo potrà essere vincente solo quando non si metterà da parte la competenza, che è il presupposto della buona velocità e che consente di comprendere gli argomenti, inserirli nel loro contesto e raccontarli con (buon) senso. Una bisaccia di autorevolezza, umiltà, voglia di mettere in discussione qualunque certezza. Ecco cosa serve per fare giornalismo. E forse anche per vivere. 

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