La bottega dell’antiquario

La bottega dell’antiquario
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

A Londra, nell’impolverata e stracolma bottega dell’antiquario, dove ninnoli si ammonticchiano ovunque e oggetti e libri di sparpagliano in giro, dove il tempo è sospeso e immobile, il vecchio e folle Trent vive assieme a Nell la sua devota e candida nipotina. Il vecchio è sommerso dai debiti e tiranneggiato da un nano, Quilp, malvagio strozzino che non lascia loro scampo. Nonno e nipote, perché Trent sfugga al vizio del gioco che lo sta logorando -  la cui logica conseguenza è la loro miseria ed i pesanti incalzi di Quilp - decidono di organizzare una fuga rocambolesca fuori città. Abbandonata la bottega al suo destino, i due si trovano a girovagare quasi senza meta per le città della provincia londinese alla ricerca di una nuova verginità, imbattendosi in una miriade di personaggi di tutte le fogge e di tutte le razze, gente che vive per strada e che alla strada appartiene. Un universo poliedrico e caleidoscopico di saltimbanchi, poeti e burattinai che finirà per personificare quella bottega collettanea di stranezze polverosa e statica di cui si sono chiusi la porta alle spalle in una bottega collettanea di stranezze in carne ed ossa…

Non c’è Dickens senza storie che devino, non c’è Dickens senza stratificazione narrativa, senza rompersi la testa tenendo a mente trame e sottotrame. Da questo punto di vista, La bottega dell’antiquario è un esercizio esaltante ed allo stesso tempo complicato di concentrazione e di attenzione. I personaggi secondari sono tali solo a parole, perché quando sbucano si prendono la scena, la occupano, la monopolizzano con le loro storie e con le loro vite. Trent e Nell a volte finiscono relegati sullo sfondo, ma ci forniscono allo stesso tempo quella lente di ingrandimento che ci permette di vedere tutta questa processione di soggetti fantastici. C’è tanta e tale varietà umana dentro questo romanzo da rimanerne tramortiti: siamo davanti ad un romanzo lungo, impegnativo, col quale si deve ingaggiare una vera e propria lotta non tanto sul piano della comprensione, quanto su quello della struttura. Una carpenteria complessa all’interno della quale muoversi con slancio acrobatico: esattamente quello che fanno nonno e nipote, alla ricerca di se stessi e di una forma di riabilitazione che li mondi da una sorta di peccato originale. Tanto ci insegna, la bottega: il coraggio delle decisioni cruciali, la forza dei legami profondi, l’esercizio torbido della cattiveria e della malignità che si annida nelle pieghe più recondite dell’animo umano, la bellezza policroma del mondo.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER