La caccia

La caccia
Nord c’era. La forza della telepatia glielo aveva confermato. Ma le milizie gli avevano comunicato che era scomparso, proprio come il loro padre anni prima, sul Gora, la grande montagna, alla ricerca della Bestia. Mattias, diciannove anni, con un profilo da irregolare, non avrebbe riferito nulla della sua certezza: la telepatia era proibita. Nord aveva preso il posto di suo padre, alto in grado, nella milizia durante la guerra civile. E per dieci anni era stato accanto al fratello, dentro di lui. Quasi invasandolo. A casa di Nord avevano trovato una ragazza dai capelli rossi e la pelle diafana. Bellissima. E morta. Mattias non lo aveva previsto. E non avrebbe potuto neanche prevedere che il sangue in quella stanza fosse di suo fratello. Poteva essere stato un errore sentire Nord nella sua mente la sera prima? E se non fosse stato Nord? Come sarebbe stato possibile? E soprattutto, chi era quella ragazza splendida che giaceva immobile sul letto? A Mattias sarebbe toccato scoprilo. Da solo. Non poteva fidarsi di nessuno…
In un paesaggio quasi lunare, i personaggi appaiono irreali, eterei ma con forza si impongono nel racconto che, nella prima parte, si arricchisce continuamente di elementi che sembrano confondere e che trascinano il lettore in un percorso a tratti delirante ma sempre fortemente coinvolgente. Il romanzo si legge in un sorso, quasi un racconto lungo piuttosto che un romanzo breve, e lascia un retrogusto amaro, prontamente bilanciato dalla dimensione simbolica che impegna il lettore in una personale codifica. Lo scenario apocalittico e la struttura del plot ricordano i racconti di Fredric Brown: come lo scrittore statunitense ne “La sentinella”, l’autrice dipinge con frasi brevi, secche, dense come sassi, uno scenario senza tempo che lascia spazio al lettore, alle sue emozioni. La caccia, con la sua prosa scarna ed essenziale ma fortemente evocativa, è il luogo delle sensazioni, delle emozioni dei protagonisti ma soprattutto del lettore che è trascinato nel racconto e colpito al cuore, in una lettura che tiene continuamente in tensione e sorprende. La caccia diventa, così, la metafora della ricerca di sé e la telepatia la capacità di essere nell’altro. C’è molto altro ancora in queste pagine costruite ad arte e la forza della scrittura dell’autrice produce risonanze dense che portano verso una dimensione spirituale, di mistero. Laura Pugno, scrittrice originale e poetessa raffinata, non è nuova alle sperimentazioni e anche questa volta non delude: La caccia è un romanzo riuscitissimo, coinvolgente ed entusiasmante, un testo davvero originale e di qualità nel nostro panorama letterario.

Leggi l'intervista a Laura Pugno

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