La cacciatrice di teste

La cacciatrice di teste
Il Commissario Marco Luciani è tornato. Ancora più magro e dall’alto del suo metro e novantasette, Luciani è chiamato a fare chiarezza sul suicidio di un vecchio pescatore di Camogli, Marietto Risso. “l'antico ligure che vive come il mare, onda su onda, giorno su giorno”.Un suicidio che da subito insospettisce non poco Luciani, il quale non si lascia convincere dall’idea che Risso, ultimamente poco lucido, si sia lasciato andare fino all’insano gesto: “sorrideva tra sé, pensando che i vecchi alla fine sono tutti uguali. Il meglio del meglio è sempre quello che gli è toccato in sorte quando avevano vent’anni, anche se era solo miseria, ignoranza e bombe. E quello che viene dopo è solo decadenza”. Le indagini lo portano dunque a Ventotene sulle tracce di altri misteri, vecchi di una quarantina d’anni. Perché proprio a quarant’anni prima risale il ritrovamento di un’antica statua di bronzo nelle acque di Ventotene. Di questa statua si era impossessato un uomo, Settimo Ranieri, che al termine della sua vita decide di renderla allo Stato. Affida il compito al figlio Lodovico, che dovrà però guardarsi dai molti che se ne vogliono impossessare, consci del suo pregio, uno su tutti il rettore di un’Università. La statua era infatti stata attribuita a Lisippo e veniva giudicata di valore inestimabile come i Bronzi di Riace. Ma dove è finita la testa? Chi l’ha perduta e quando? E quale è il ruolo della misteriosa cacciatrice di teste?...
Una storia anomala, continuamente sospesa tra passato e presente e costruita con un meccanismo ad incastro degno della migliore fiction. Coloro che hanno amato il Commissario Luciani in Domenica nera e Il vicolo delle cause perse ritroveranno con piacere le stesse caratteristiche che lo rendono un po’ atipico rispetto ad altri illustri colleghi, in primis per la fisicità spigolosa e il piglio nervoso. Quanto ad umanità, Marco Luciani resta imbattibile, pur nei suoi centonovantasette centimetri di ossa, spigoli ed un metro buono di cuore. Ingrediente fondamentale di questa storia, le ambientazioni suggestive  (l’intreccio porta i personaggi a dividersi fra Genova, Camogli e Ventotene). E proprio Ventotene, in particolare l’Ergastolo di Santo Stefano, è il luogo che ha ispirato all’autore la stesura di questo romanzo: lo definisce infatti “un luogo magico, tra il carcere settecentesco dove gli uomini soffrivano e basta, e una sorta di idea massonica per raggiungere la redenzione”.

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