La caduta

La caduta
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Jean Baptiste Clamence è un avvocato che ama specchiarsi nelle sue buone azioni. Perennemente alla ricerca di qualcuno da salvare, a cui fare l’elemosina, dell’occasione propizia che gli arrechi benvolere e riconoscenza. Il suo è un comportamento studiato, perfettamente consapevole del fine - una sottile forma di adulazione -  e perfettamente a suo agio nei modi - un basso profilo ed una nonchalance falsamente naturali. A tutti appare come un generoso benefattore che assiste gratuitamente orfani e vedove, soccorre barboni, sostenta ciechi ma la sua non è che una generosità apparente, una impulsiva necessità di mettersi al centro di altre vite. Per inesauribile bisogno di amore. Al fondo della sua anima, però, Clamence cova un’altra personalità dissipata che si perde in donne ed alcool, lo tinge di tinte folli, di indifferenza, di abuso, di sfruttamento. Un fatto drammatico lo porta a scavare dentro questo torbido, a spostarsi da Parigi all’Olanda, ad installarsi al bar Mexico-City di Amsterdam e lì raccontare la propria vita agli avventori, i sotterfugi, la strategia che ha sotteso la sua magnanimità. Una lunga confessione a svelare la vera natura del suo essere altruista: l’egoismo…
La caduta è un monologo serrato in cui, parlando di sé, Jean Baptiste Clamence parla in realtà di noi, della doppiezza e della bassa natura degli individui. Camus cesella un personaggio splendido nella sua abiezione: un bugiardo e un pusillanime che con atteggiamento contrito finge di pentirsi delle sue nefandezze, ma che in realtà gode, ancora una volta, della sua centralità. Ci illude di volersi mondare di un peccato, ma sotto sotto ne ride di gusto, dei suoi peccati, ridotti a peccatucci, assolutamente naturali, fisiologici, previsti per genoma nell’essere umano. Cosa volete che sia, quando si fa tutto per amore e per amore dell’amore? Il delirio di onnipotenza di Clamence non è altro che un alibi per nascondere un brodo di meschinità, insicurezza e millanteria in cui sguazza quasi ad affogarne. Un capolavoro, questo, sul narcisismo e l’autocelebrazione, che rovista nell’animo concupiscibile e vi intercetta i vizi e le contraddizioni dell’uomo moderno, i suoi limiti ed il suo imprescindibile bisogno di attenzioni.

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