La caduta dei giganti

La caduta dei giganti
22 giugno 1911. Il giorno dell’incoronazione di Giorgio V a Westminster a Londra, il giovane Billy Williams va per la prima volta a lavorare nelle miniere carbonifere di Aberowen nel Galles come gli uomini di tutta la sua famiglia hanno sempre fatto dalla tenera età di quindici anni in poi. In barba al dispotismo del caporale che lo costringe al buio per la sua prima giornata di lavoro, il ragazzo si rimbocca le maniche e passa in ventiquattr’ore dall’infanzia all’età adulta. Sua sorella Ethel lavora invece come governante a Tŷ Gwyn, la dimora privata del conte Fitzherbert, padrone delle miniere di carbone e uno dei più ricchi nobili dell’intera Gran Bretagna. Tre anni dopo, nel gennaio del ‘14, il conte Fitz organizza un ricevimento privato di accoglienza al re per dargli modo di incontrare alcuni giovani personaggi di rilievo - le potenziali nuove leve della società - e per coronare il suo sogno di diventare Segretario di Stato per gli affari esteri. Al ricevimento sono presenti la sorella Maud, protofemminista che si innamora di Walter Von Ulrich, vecchio compagno di scuola di Fitz e diplomatico tedesco insediato a Londra. C’è poi Gus Dewar, un giovane collaboratore del presidente USA Woodrow Wilson. Ma di lì a poco scoppierà il primo conflitto mondiale e le certezze dei giovani rampolli saranno sconvolte dalla guerra...
Le trame di questo monolite di quasi mille pagine si prefiggono di raccontare la storia del ventesimo secolo da molteplici angolazioni e stati: gli Stati Uniti, l’Inghilterra, la Francia e la Russia (dal punto di vista di due fratelli che vogliono solo emigrare in America). Il risultato alterna momenti quasi romance (la storia d’amore segreta fra il conte e la governante, fra Maud e Walter) a descrizioni crude e realistiche delle principali battaglie della Grande Guerra (una su tutte, il massacro della Somme) coniugando tutto con la solita maestria pop che Follett sfoggia dai tempi de I pilastri della terra. Destinato ovviamente ad un pubblico mainstream (il libro ha infatti sbancato le classifiche di mezzo mondo ed ha avuto una tiratura iniziale di un milione di copie), questa prima parte della Century trilogy - che complessivamente nei tre capitoli dovrebbe seguire le sorti dei protagonisti fino alla fine del millennio - fa la sua funzione per sbancare il botteghino. Se Tolstoj avesse fatto uscire Guerra e pace oggi, probabilmente Follett avrebbe comunque mantenuto la pole, dato che la sua narrativa ‘tutta-trama’ è adatta ad un pubblico che non vuole porsi più di tanti interrogativi sul perché i fatti ‘sono andati proprio così’. Per i dubbi possiamo sempre affidarci a Il secolo breve di Hobsbawm, no? Un romanzo storico può essere un passatempo da leggere anche a cuor leggero. Grazie Ken.

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