La caduta di Gondolin

Tuor, figlio di Huor e parente di Túrin Turambar, dimora presso la terra a settentrione conosciuta come Dor-lómin. Trascorre le giornate presso il lago Mithrim, dilettandosi nella caccia e nel creare musica con un’arpa fatta di legno e tendini d’orso. Mosso dal destino intraprende un viaggio verso luoghi sconosciuti e familiarizza con i Noldoli. Entrato in una caverna profonda, durante l’esplorazione si rende conto di non poterne uscire, ignorando che sia per volontà di Ulmo, il Signore delle acque. Dopo un periodo trascorso sotto il monte, i Noldoli gli mostrano la luce e Tuor riemerge dalle viscere della terra per ripartire verso Occidente. Raggiunto un burrone da lui chiamato Crepaccio d’oro, percepisce un lamento sconosciuto che in seguito comprende appartenere ai gabbiani di Ossё. Dopo essersi rimesso in viaggio raggiunge il Mare e conosce la bellezza delle scogliere battute dai venti e ricoperte di schiuma. La leggenda narra che lui sia stato il primo uomo a trovarsi di fronte a tale meraviglia. In questo luogo edifica la sua dimora, nell’insenatura che gli Eldar chiameranno Falasquil. Quando Tuor intravede in cielo alcuni cigni in volo decide di seguirli, rappresentano un segno del destino, infatti il cigno è un uccello da lui molto amato e scelto come emblema. Giunge finalmente il tempo in cui Ulmo si manifesta e, superata la paura iniziale di fronte al Signore dalla chioma d’argento e al suono della buccina composta da conchiglie, Tuor presta ascolto alla sua volontà. Ulmo desidera che raggiunga la città incantevole dei Gondothlim. Il viaggio non è facile a causa degli ostacoli che il malvagio Melko mette sulla sua strada, ma ad accompagnarlo c’è il leale elfo Voronwё…

Tuor è un uomo fuori dal comune, protetto da Ulmo, un Ainur dell’etnia Valar, e inviato nella città elfica di Gondolin, luogo in cui “egli avanzò come qualcuno che sia preso nel sogno degli Dei…”. Nella città conosce Idril, la bellissima figlia del re degli elfi, Turgon. Dalla loro unione nasce Eärendel, “una luce che trafiggerà le tenebre”, e con lui avrà inizio la discendenza di mezzelfi tanto amata dai lettori de Il Signore degli anelli: Elrond, il nobile signore di Gran Burrone, e sua figlia Arwen, colei che conquisterà il cuore di Aragorn durante gli eventi della Terza Era. Numerosi i nemici di Gondolin in questo epico racconto. Nemici antichi come Gothmog, il Signore dei Balrog e Melko, il Signore degli Orchi, ma anche tra la popolazione degli elfi si nascondono gelosia e tradimento ed è proprio dall’interno che giungerà la rovina. Tuor con la sua ascia Dramborleg e Ecthelion con la sua spada lucente, difenderanno fino all’ultimo la città eretta sulla collina di Amon Gwareth. Nella prefazione al testo Christopher Tolkien, curatore letterario delle opere postume del padre, sottolinea come il racconto degli eventi della Prima Era, la storia della Terra di Mezzo nei Tempi Remoti, abbia avuto “una struttura fluttuante”. Tolkien, “nei panni del Creatore”, durante la stesura ha sviluppato via via nuovi elementi. Per Christopher il grosso impegno affrontato con metodo è stato seguire il “movimento narrativo per come si è evoluto”, fino a stabilire un nuovo approccio. Come in Beren e Lúthien ha riportato per intero i primi testi, così ha fatto per La caduta di Gondolin – titolo originale Tuor e gli esuli di Gondolin -, che raccoglie “molti fugaci riferimenti ad altre storie, altri luoghi e altri tempi: eventi del passato che influenzano azioni e ragionamenti nel preciso momento in cui si svolge il racconto”. Questo è anche il terzo e ultimo “grande racconto” che palesa come l’immane mutamento che ha travolto il mondo elfico e divino ha come inevitabile conseguenza la fine di Gondolin, la dispersione del suo popolo – sono appena ottocento i sopravvissuti – e il saccheggio delle sue enormi ricchezze. Una versione del testo, scritta nel 1926, è ne L’abbozzo della mitologia , dallo stesso Tolkien definito Il Silmarillion originale . Alla fine del libro vengono dettagliatamente presentate tutte le versioni del racconto nella sua travagliata evoluzione, una ricostruzione non facile, dovuta alla mole di materiale, tra appunti scritti a penna, espunzioni, note sbiadite dal tempo e idee che si sono sovrapposte, con riferimenti al Quenta Noldorinwa . Immancabili nel libro le illustrazioni a tutta pagina di Alan Lee.



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