La cameriera

La cameriera
Sei mesi. Come prendere un anno e tagliarlo a metà. Con l’accetta. E sanguina. Tornare a casa dopo sei mesi passati a guardare fuori dalla finestra un mondo che 'quando mi riprende chissà se mi aspira e mi inghiotte come ha sempre fatto'. Sei mesi sono quelli che Lynn ha passato in clinica: ha imparato ad abbandonare ogni resistenza, a rassegnarsi a cure inutili senza più dire che fossero utili, a lasciare che vedessero in lei ciò che volevano vedere. Adesso Lynn è tornata, il conto in rosso, l’appartamento - l’affitto glielo paga la madre - da riassettare, una vita da far tornare. La strada la conosce, passa per Heinz, passa per quel lavoro di cameriera che, lei sa come fare e di certo le procurerà. Cameriera all’Hotel Eden, a rifare le camere di uomini d’affari, donne in carriera, coppie felici o tristi, giovani o vecchi, esistenze qualsiasi di una qualsiasi città tedesca. Ci prende gusto Lynn a pulire, da attenta diventa meticolosa, da meticolosa diventa ossessiva. Pulisce ogni angolo, ogni interstizio, è dove non ci si fa caso che s’infila la polvere, pulisce ben oltre il suo orario di lavoro. Non ha motivo di tornare a casa, tanto meglio attardarsi nelle camere, sbirciare negli oggetti e nelle vite delle persone, entrare nelle loro esistenze attraverso le loro abitudini, le loro valige, i loro indumenti per la notte fino a rischiare di essere scoperta. E così succede che un martedì sera, proprio per non essere vista, non può fare altro che infilarsi di corsa sotto il letto. E scopre che finalmente il suo cuore torna a dare segni di vita. Tutta la notte sotto il letto, un rifugio, una bara, l’altra faccia del palcoscenico. da quel martedì tutti i martedì...
Domenica da sola, lunedì Heinz, martedì sotto il letto, mercoledì riposo, giovedì telefonata a casa, venerdì terapeuta, sabato Chiara. Eccola scandita con un ritmo il più possibile regolare, la vita di Lynn. Lynn che 'si ingarbuglia nella selva delle possibilità' e che ha appeso la sua carta d’identità allo specchio per avere una conferma di chi sia. Che osserva gli altri vivere da sotto un materasso e immagina o prova ad entrare nelle loro vite. Che è come la polvere, come lo sporco, 'non è che non ci sia per il solo fatto che non si vede'. Che vorrebbe che almeno per una volta qualcuno si sdraiasse sotto il suo letto, che almeno per una volta qualcuno ascoltasse la sua di vita. Lynn Zapatek è senza dubbio uno dei personaggi più intensi e più riusciti del poco più che quarantenne scrittore tedesco Markus Orths, tra i più apprezzati della sua generazione da pubblico e critica, già vincitore di importanti premi, come il prestigioso Open Mike assegnato dalla città di Berlino ai giovani scrittori. In questo suo breve romanzo ci regala un personaggio dall’intensità inconsueta, coerente e insieme spiazzante nella sua fragilità e nella sua determinazione, nel suo dare attenzione e cura alle cose, alle situazioni, alle persone, e nel suo bisogno di averne in cambio, nel suo attaccarsi alla vita, a quanta ne rimane, nonostante tutto, fosse solo quella che c’è in un granello di polvere che si infila tra le doghe di un letto.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER