La canzone del maresciallo

La canzone del maresciallo

Campazzo, Monferrato. Quasi Natale. Il prologo è un epilogo: un tipo tosto ma menomato precipita nella tromba delle scale, rimbalzando da una ringhiera all’altra come una pallina da flipper, andandosi a imbucare con la testa nel passeggino della tizia del numero sette, che si mette a urlare. Pensano tutti subito a un suicidio, ma forse non è proprio così. La caserma dei carabinieri della piccola cittadina del Piemonte meridionale, al confine con la Liguria, si sta preparando alle feste. Il capo è il maresciallo Bruno Priano, turbato dalla recente scelta della compagna Elena di andare ad abitare da lui per una prova di convivenza, mescolando armadi e colonne sonore. Fido vice è il brigadiere Fagiana, perplesso sull’arrivo dei due rinforzi, il vice-brigadiere Bagutti, alto e stempiato, sulla trentina, e il giovane appuntato Signorello, siciliano di nascita, piccolo e inappuntabile, che si sono aggiunti all’appuntato Pircher, di origini valdostane. Stanno preparando l’albero di Natale, cosa seria e impegnativa; inoltre si devono agghindare bene per il concerto serale organizzato dalle monache del Glicine Aulente, presenza obbligatoria con tutte le personali dinamiche familiari. Intanto, l’affermata cantante Luciana Martini Lucina Martinez, bella ragazza dagli occhi castani e nasino alla francese, stava vivendo da tre mesi in una villa della zona per concentrarsi e produrre una nuova canzone di successo; in un’altra villa un gruppo di inediti compari malviventi si stava organizzando per rapirla, con una minuta ignara domestica calabrese; nel suo ufficio il direttore dell’Ipermercato Stelio Capurro rimpiangeva i tempi dei suoi CD e serate, armeggiava con la chitarra e componeva un nuovo testo blues su un fatto di cronaca vera di qualche anno prima, dal probabile titolo “La canzone del maresciallo”. Ne verrà fuori un Natale di sangue e musiche…

Nico Priano (Arenzano, 1966), metalmeccanico sindacalista ligure di buone lettere e filosofie, ha dato al protagonista il proprio cognome, per responsabilità ironica, non per intenti autobiografici. Si tratta del terzo romanzo della serie in due anni, ancora in terza varia sui vari fronti collettivi della vicenda. L’ambientazione provinciale al confine delle due regioni non corrisponde a un luogo fisico ben definito, piuttosto allude a una serie di tratti di quelle zone, tra atmosfere bucoliche e nomi tipici, in cui tutti tendono a rintanarsi. Lo stesso maresciallo, cui alla fine sarà dedicata la canzone (da cui il titolo) con la versione dell’ultimo arrangiamento e serata zero a Sarzana, spinge avanti le cose della vita curvo e affaticato, una sorta di “Adamsberg del Basso Piemonte”. Il piano criminale è oggettivamente arzigogolato, pur potendo fruttare centinaia di migliaia di euro. I capitoli sono spesso brevissimi, con continui cambi di scena e figure, un incidere talora un poco confuso e noioso. Nebbiolo e Traminer sono i “classici” delle locali osterie. Il concerto mescola gospel e Vivaldi, al Dottore piace Chopin, ai due innamorati invece cantanti molto diversi, a Priano più i cantautori (Claudio Lolli in anteprima).



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