La canzone prima che sia cantata

La canzone prima che sia cantata
Axel von Gottberg, pubblico ministero presso il Tribunale di Amburgo, era un idealista colto e raffinato di estrazione nobiliare, ostinatamente persuaso che la delirante volontà bellica e il feroce antisemitismo fossero solo il frutto dell’aberrazione di pochi seguaci di Hitler, da cui la Germania doveva essere protetta. Una lettera inviata al Manchester Guardian - in cui aveva sostenuto che nei tribunali tedeschi non fosse in atto alcuna forma discriminatoria contro gli ebrei - lo aveva reso inviso agli emeriti esponenti dell’ambiente accademico di Oxford dove si era formato. I suoi ingenui convincimenti lo avevano condotto, tuttavia, nell’agosto del 1944 ad essere giustiziato alla sola età di trentacinque anni insieme con altri cospiratori. Il suo più caro amico e compagno di studi, il filosofo ebreo Elias Mendel - tra i primi a stigmatizzare il contenuto della famigerata missiva – all’approssimarsi della morte affida al giornalista free-lance Conrad Senior la ricomposizione di tutti i carteggi di cui era possessore e le memorie relative a quel tormentato periodo, nella speranza che questi possa far finalmente luce sulla complessa personalità di Axel von Gottberg, e possibilmente contribuire a rivalutarne l’immagine storica...
Non lasciatevi arrovellare dalla ricerca del significato del titolo - ricavato da una citazione di Aleksandr Herzen - del romanzo dello scrittore inglese Justin Cartwright, che l’editore Baldini Castoldi Dalai pubblica nella raffinata traduzione di Isabella Zani. Questo è piuttosto un libro che, liberamente ispirandosi alla vicenda di Isahia Berlin e Adam Von Trott, induce a riflettere sull’ambiguità di una posizione intellettuale che, invocando le pur nobili ragioni dell’idealismo, finisce in verità per concedere ingenuo credito all’illusione. Una predisposizione a cui sembra non riuscire a sottrarsi nemmeno Conrad Senior, che viene abbandonato dalla moglie con l’accusa di nascondere sotto il fascino da inguaribile idealista, la benevola predisposizione a non prendere la vita troppo sul serio. Il mannello di lettere che gli viene consegnato da Elias Mendel, le testimonianze raccolte dai sopravvissuti e la natura dei rapporti di amicizia e di affetto che legavano non solo i due amici, ma anche le persone che ne hanno attraversato le esistenze, costituiscono uno specchio in cui egli riconoscerà le sue stesse illusioni e la speranza che mai vien meno in qualcosa che non può essere facilmente compreso. Sono pagine che si propongono per una lettura esemplare da compiersi lentamente, in cui la sete d’ideali, seppure continuamente contraddetta dai fatti, rende accettabile il vuoto che segue ad ogni abbagliante miraggio.

 

 

 

 
 
 
 
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