La carità uccide

Sembra quasi di conoscerlo Joe Cashin, capo della polizia di Port Monro. Scapolo quarantenne, vive in una bettola rattoppata alla bell’e meglio nell’inospitale bush australiano, a fargli compagnia due cani da caccia che snobbano le sue doti in fatto di cucina, lasciando intatte le ciotole di salsiccia e mangime secco. Sulle labbra sigarette e whisky fanno a turno, cullate dalle note di musica lirica che accompagnano le lettura dei romanzi di Truman Capote e Joseph Conrad. Poliziotto cinico e dalla battuta facile, sembra uscito dallo schermo cinematografico precipitando sulla pagina. Incaricato di risolvere l’omicidio di Charles Bourgoyne – ricco filantropo amato da tutti in città – si trova ben presto di fronte ad un intricato caso che sembra coinvolgere la comunità aborigena, ma una serie di dettagli e morti inspiegabili legate al passato di Charles Bourgoyne fanno prendere tutt'altra piega alle indagini...
Peter Temple è un anonimo e sconosciuto autorucolo australiano che ha collaborato con l’università di Melbourne, ha scritto una decina scarsa di romanzi gialli e si è aggiudicato per “sole” cinque volte il Ned Kelly Award for Crime Fiction. Evidentemente stanco di ricevere elogi sempre dalla medesima giuria, con quest’opera agguanta nel 2006 l’Australian Book Industry Awards e nel 2007 il Gold Dagger Award. Il suo stile scarno, tagliente, quasi telegrafico, ben miscelato con una cura minuziosa per i dettagli dell'intreccio narrativo e la scelta di un protagonista destinato sin dalle prime pagine a impressionare positivamente il suo lettore, fanno di La carità uccide un’ottima lettura, che all’estero ha già fatto parlare di sé su giornaletti di nicchia quali: The Guardian, Daily Telegraph e Washington post.

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